Quella “pazzia” che sembra proprio terrorismo
Giovanni Sallusti · 26 Maggio 2026
Cari ascoltatori, questa mattina abbiamo letto una notizia Ansa che a dire il vero non ci ha sorpreso, ma fa di nuovo a pugni con la narrazione tranquillizzante, politicamente corretta, che è stata rovesciata sull’impresa di Salim El Koudri, il tizio che a Modena alla guida di un’auto ha cercato di investire tutte le persone che poteva, poi è sceso e ha cercato di accoltellare tutte le persone che incontrava.
La notizia di agenzia è che El Koudri si era mostrato molto interessato a reperire informazioni su varie piattaforme digitali, scaricando anche contenuti, sugli attentati commessi in Europa: la cosiddetta car-jihad di cui si sono verificati molti episodi, fra cui Nizza e i mercatini in Germania. Il progressista collettivo assicura che era solo disagio psichico, sarà, però era indirizzato molto chiaramente, e il gip stesso ha detto che al momento si esclude che l’atto di El Koudri sia legato ai problemi psicologici che l’uomo ha, ma che non spiegherebbero né ne sarebbero la causa determinante.
Le ricerche che El Koudri ha fatto collimano piuttosto bene con il profilo della ‘scheggia impazzita’, le modalità d’azione attuali del network terrorista, che da tempo agisce come un cartello di suggestioni, un kit di immaginario e di procedure a disposizione di chi cova rancore, odio per il Paese in cui vive e la sua cultura: è il cosiddetto terrorismo pulviscolare, per cui non serve più avere legami strutturati con gruppi organizzati, tipo l’Isis. Infatti gli investigatori al momento escludono che El Koudri ne avesse: ha fatto ricerche e ha usato quelle modalità, l’automobile e il coltello, gli strumenti classici dei ‘lupi solitari’, disagiati che per mera emulazione aprono e usano il kit degli attrezzi che il terrorismo offre.
Ed è analoga la vicenda di Reggio Emilia, dove un 22enne italiano di origine marocchina è stato arrestato con l’accusa di essere in contatto con esponenti dell’Isis. Già monitorato, nel 2024 era stato arrestato in Germania per alcuni reati comuni e aveva confessato più volte di sostenere lo Stato islamico. Rimandato in Italia, era stato inserito in un percorso di assistenza al centro di salute mentale di Reggio Emilia – notate che c’è sempre una ‘clinicizzazione’ di questi fenomeni? Un’epidemia di disagio mentale che porta sempre in zona terrorismo islamista – fino a che gli investigatori hanno individuato la sua utenza all’interno di chat dove si parla di attentati, azioni terroristiche, da cui risulta che il 22enne sarebbe stato in contatto con un sostenitore del daesh, disposto a istruirlo e finanziarlo per compiere attentati.
Due episodi diversi, stessa conclusione: non si può chiudere gli occhi di fronte a un allarme che sta crescendo, perché sta risalendo la temperatura – citiamo Oriana Fallaci – dello scontro di civiltà: il quale attrae anche menti labili, sbandati, rancorosi, e anche seconde generazioni. E continua a non risultarci che lo scontro di civiltà sia una patologia psichiatrica.