Il vero modello Emilia: milioni alle coop e record di migranti

· 21 Maggio 2026


Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra questi, Tognini analizza il tema dell’immigrazione – legato alla tentata strage di Modena perpetrata da parte di Salim El Koudri – in particolare per quanto riguarda il modello Emilia-Romagna, che già sta facendo acqua di per sé sulla sanità.

Milioni alle coop e record di emigranti: questo è infatti il lato oscuro di una regione in cui gli stranieri sono al 13% e gli alloggi popolari vengono assegnati soprattutto agli extracomunitari. In questo territorio l’integrazione è crollata su se stessa. E pensare che i numeri che certificano questo fallimento sono stati diffusi dalla stessa giunta guidata dal governatore democratico Michele De Pascale. In Emilia Romagna uno studente straniero su due è in ritardo scolastico (47,5% del totale), le richieste di sostegno economico provenienti da chi non ha origine italiana arrivano a sfiorare il 30% e – tra i migranti – la situazione non migliora un granché: il 75% dei lavoratori immigrati, infatti, è occupata nelle mansioni più basse, soprattutto nel settore agricolo. I problemi economici persistono sia per gli occupati sia per i disoccupati; e i cosiddetti CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) e SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) sono molto permeabili dallo sfruttamento e dal caporalato.

In questo scenario è però prosperato un mastodontico sistema dell’accoglienza: per cooperative
sociali, onlus, consorzi, enti del terzo settore e strutture convenzionate, soltanto in questi primi
mesi del 2026 la giunta De Pascale ha stanziato circa 5 milioni di euro per programmi di
formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati e per progetti di cooperazione
internazionale. Altre cifre a bilancio vengono poi contabilizzate in altre voci: edilizia, welfare,
scuola, mediazione culturale, inclusione lavorativa, sanità territoriale. La “mangiatoia” è decisamente ricca, anche perché a fronte di questi 579mila residenti stranieri regolari è possibile stimarne altri 35-40 mila sicuramente irregolari. Bologna guida la classifica degli stranieri residenti con 130mila persone, a cui segue proprio Modena, con 100mila, su una popolazione di circa 700mila.

In Emilia-Romagna, inoltre, si sono sviluppati due fenomeni squisitamente legati alla gestione
dell’immigrazione: gli avvocati di strada – i “legali rossi” – che si occupano di
ricorsi per i rimpatri, e le mense caritatevoli, tra cui spiccano le cucine popolari sparse su tutto il
territorio. È interesse di chi specula sull’accoglienza, del resto, far apparire l’Emilia-Romagna come
un Eldorado migratorio. Prendiamo il caso dell’ERP, l’edilizia pubblica residenziale: a fronte di
migliaia di famiglie italiane bisognose che attendono un alloggio e che per anni hanno
pagato con i loro contributi, i migranti continuano a essere maggioritari nell’assegnazione degli
alloggi. A Reggio Emilia il 41% delle case popolari è destinato a loro, a Piacenza il 32%, a Bologna
il 28%, a Parma il 27%, a Ravenna il 25%, a Modena il 21%, a Forlì Cesena il 17%, a Rimini 15% e a Ferrara il 14%. È evidente che siamo di fronte a un panorama popolare sfibrato, con una dignità non garantita anche per gli stessi lavoratori stranieri, e a un’assenza di sicurezza che continua ad assumere fattezze decisamente drammatiche.


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