El Koudri sarà anche matto, ma il terrorismo gli ha insegnato come si fa
Giovanni Sallusti · 18 Maggio 2026
Cari ascoltatori, nella bolla isterica del dibattito mediatico-intellettuale pare siano tutti sollevati perché Salim El Koudri, il galantuomo che a Modena è salito su un’auto, ha falciato la folla, poi è sceso e ha cercato di accoltellare gente a caso, è semplicemente un pazzo. Per lorsignori, se è un caso di disagio psichico allora va tutto bene.
Ora, intanto anche le storie di disagio psichico mandano segnali, devono essere monitorate, non è che si può stare tranquilli; ma lorsignori lo sono perché, come scrive oggi Daniele Capezzone, ‘de-soggettivizzano’ l’attentatore, per cui le considerazioni che lo riguardano, e le conseguenze, trascolorano. La grande ipocrisia di questo dibattito è una narrazione farlocca in cui vogliono imprigionarci: per costoro o qualcuno appartiene in modo riconoscibile a una cellula terroristica (non è il caso di El Koudri), oppure siamo nel mero disagio psichico, quindi lo scontro di civiltà contemporaneo, il terrorismo anche solo nelle sue simbologie, non c’entrano nulla.
Mettiamo ordine: intanto il ministro Matteo Piantedosi ha specificato al Giornale che a El Koudri è stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità, e che è un cittadino italiano, figlio di immigrati marocchini, a tutti gli effetti è una seconda generazione. Per questo non è chiaro il motivo della cagnara sul ministro Matteo Salvini che si è permesso di accennare al fatto che un lievissimo problema di seconda generazione esiste.
Ma il punto vero è che un uomo con un disagio mentale ha agito tramite una ‘cassetta degli attrezzi’ propria del vocabolario del terrorismo: l’auto contro la folla, il coltello, le mail all’università con frasi contro i “bastardi cristiani”, lamentandosi di essere bullizzato dagli italiani razzisti e di non trovare lavoro perché non è cristiano. Il punto è che il terrorismo offre un’immaginaria via di riscatto, un’estetica perversa, un sistema di esempi pronti all’uso, tipo ‘sali su un’auto e falci la folla’. “Bastardi cristiani” appartiene alla narrazione dell’Isis in tutti i suoi documenti. Non si tratta di Al-Qaeda, un’organizzazione strutturata con delle cellule; si tratta di un cartello che ha i suoi gerarchi e i suoi terroristi, ma agisce anche come meccanismo suggestivo, per cui può intercettare menti labili, seconde generazioni che non si riconoscono nel Paese che le ospita, persone animate da rancore sociale. E questo è proprio il metodo del terrorismo contemporaneo: offrire suggestioni e strumenti per realizzare azioni terroristiche.
Il punto, quindi, non è se El Koudri è un affiliato dell’Isis, e non lo è, ma quel mondo-ombra dello Stato islamico, un mondo terrorista pulviscolare, che opera un reclutamento virtuale di tutti gli El Koudri sparsi nelle nostre città, diffonde via social parole d’ordine di rancore anticristiane o antioccidentali. Un terrorismo così è doppiamente pericoloso, perché si ha a che fare non solo con una struttura di pazzi islamisti o con dei radicalizzati, ma con una grande internazionale suggestiva del terrore, un detonatore per quelli come El Koudri, cui viene fornito il kit per sfogare la propria frustrazione.
Questa volta il risultato è stato otto feriti gravi, alcuni in pericolo di vita, due di essi con le gambe amputate; e poteva andare anche peggio. Si può parlare di tutto questo, o si deve per forza festeggiare perché Al Koudri è un banalissimo matto?