“Parlando liberaMente” con Rita Cavallaro: Dietro Garlasco c’è il grande pantano di Pavia
Giovanni Sallusti · 16 Maggio 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute insieme con Rita Cavallaro, cronista de Il Giornale, del delitto di Garlasco dopo la chiusura delle nuovi indagini condotte dalla procura di Pavia.
“Un anno e mezzo fa eravamo in pochissimi a raccontare come una Procura fosse riuscita a mettere in discussione una sentenza passata in giudicato: attirò l’attenzione di tutti quelli che ritenevano, in tempi non sospetti, che ci fosse qualcosa di strano nella condanna definitiva di Alberto Stasi. A leggere soltanto le motivazioni della sentenza della Cassazione, sembrerebbe che tutto fili nel ragionamento con cui i giudici hanno sostenuto di essere andati oltre ogni ragionevole dubbio. Il problema, però, è che quando si va a leggere le carte – ovvero tutto quello che è stato ricostruito tra il 2007 e il 2015 – si scopre che sono stati inseriti degli indizi, quelli che porteranno alla condanna, che non erano affatto gravi, precisi e concordanti”.
“In questi mesi vedo gente indignata perché la nuova indagine si è permessa di puntare i fari su Andrea Sempio, non perché in carcere c’è un disgraziato che probabilmente è innocente. L’attuale doppiopesismo dipende da un sistema mediatico che non vuole ammettere di avere sbagliato su Stasi, e allora cerca di limitare i danni delegittimando l’inchiesta della Procura, difendendo l’indifendibile. Addirittura, in merito ai messaggi scritti da Sempio sui forum, le prefiche del patriarcato stanno tentando di normalizzare lo stupro, facendolo passare come qualcosa di biologico. Ma non ce la faranno a nascondere la verità: perché questa Procura punta alla ricerca della verità e sull’accertamento anche di chi, intervenendo, ha potuto condizionare il normale cammino della giustizia”.
“Non credo che sia in atto una mostrificazione mediatica preventiva su Sempio, come invece accadde con Stasi. Bisogna sottolineare che, dopo 20 anni da quelle indagini fatte male, questa Procura ha già trovato ben 21 indizi che concordano tra loro. Naturalmente tutto l’impianto accusatorio dovrà reggere la prova del processo; ma secondo me non ha senso affermare che non dobbiamo fare a Sempio quello che è stato fatto a Stasi, perché non gli sono mai stati addossati elementi non documentati. Stasi venne arrestato sulla base di una prova scientifica che non era corrispondente al vero – cioè il sangue sui pedali mai esistito – e si è trovato alla gogna, con la folla che gli urlava ‘Assassino bastardo’. Noi tutti, con la responsabilità che abbiamo, ogni volta sottolineiamo la presunzione di innocenza di Sempio; ma con ciò non possiamo ignorare che nei suoi flussi si coscienza, i soliloqui, ha raccontato delle cose di cui non avevamo idea, come le telefonate tra lui e Chiara Poggi, di cui imitava la voce mentre ne ripeteva le frasi. E poi, ancora, i video intimi che lui avrebbe visto senza che nessuno sapesse nemmeno dell’esistenza di una chiavetta in cui era transitato il filmato incriminato. Insomma, adesso sì che gli indizi sono concordanti: non come quelli di Stasi”.
“Io augurio a Sempio che questa volta vengano rispettati i fondamenti del nostro modello di società liberale e di diritto garantista; anche perché siamo in presenza di un uomo si è trovato più volte sotto i riflettori investigativi. Se all’epoca, nel 2007, fossero stati svolti tutti gli accertamenti, la sua posizione poteva essere già chiarita in un modo o nell’altro, ma il fatto di avere scelto di indagare esclusivamente su Stasi ha cambiato tutto. Ho sentito molti colleghi che ancora oggi, anche dopo avere letto queste nuove carte, sostengono di avere ancora di piùi dubbi su Stasi. E allora che cosa facciamo? Lo lasciamo ancora là in carcere? È questa la problematica più seria che forse bisognerebbe affrontare”.