“Parlando liberaMente” con Luca Fazzo: Garlasco? I soliloqui spesso incastrano i killer
Giovanni Sallusti · 9 Maggio 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute con Luca Fazzo, giudiziarista e inviato de Il Giornale, sul delitto di Garlasco, a seguito della chiusura delle indagini condotte dalla Procura di Pavia.
“C’è sempre stata la convinzione che la Procura di Pavia avrebbe sfoderato qualcosa in più di quello che era già noto, ovvero il contenuto delle cosiddette indagini scientifiche: stiamo parlando della famosa impronta 33 e il dna sotto le unghie di Chiara Poggi. Poi è arrivata l'”arma segreta”, che consiste nelle intercettazioni fatte a bordo della macchina di Andrea Sempio. Dalle intercettazioni di questi soliloqui è partita una nuova ondata di questo confronto senza fine: anche noi cronisti ci siano resi conto che una verità consolidata e condivisa ancora non esiste. Si tratta di una vicenda che ha superato i confini della cronaca giudiziaria, il cui fascino è che ci si può dividere, si possono avere opinioni diverse”.
“A comporre il quadro, sempre con il beneficio del dubbio, contribuiscono anche gli altri elementi emersi di recente, i messaggi di Sempio sui blog per seduttori italiani che in alcuni passaggi combaciano abbastanza con il profilo di un uomo che sviluppa un’ossessione sessuale. Qualche esempio? Forse il momento più impressionante è quando lui spiega che lo stupro è un elemento di natura perché serve a trasmettere nella donna il gene di un maschio potente e aggressivo: in qualche modo, le donne cercano lo stupro. Soprattutto – secondo le sue parole – le ragazze che sono state vittime di abusi nell’infanzia ricercano il maschio stupratore. Quando li ho letti sono inorridito. Naturalmente stiamo parlando di contesti delicati, in cui il dibattito si autoalimenta, però il profilo è stato descritto come compatibile: non vuol dire che lo incastra automaticamente, però non rende inverosimile che lui sia l’assassino”.
“Ci sono vari precedenti di processi in cui la prova decisiva è emersa da un soliloquio dell’indagato. Guido Salvini, che è stato tanti anni giudice a Milano, mi ha ricordato che lui condannò un uomo in seguito a una confessione fatta parlando da solo in macchina, con la statuetta della Madonna che aveva sul cruscotto. Queste cose hanno peso giudiziario tanto quanto le altre fonti di prova”.
“Mi ricordo fiumi di retorica e di linciaggio personale su Alberto Stasi e sul suo presunto materiale pedopornografico (poi smentito con sentenza definitiva), mentre mi è parso di sentire una certa normalizzazione su queste frasi aberranti di Sempio sullo stupro, che in teoria dovrebbero scatenare l’indignazione di tutto il fronte antimaschilista: è a dir poco impressionante. A parte Marina Terragni, Garante per l’infanzia, la corrente dominante del femminismo non si è assolutamente sollevata. In ogni caso, è doveroso portare avanti il garantismo a oltranza: evitiamo in tutti i modi di ripetere con Sempio gli errori commessi con Stasi, che sembrava il ‘colpevole perfetto’. Fino a pochi giorni fa io credevo che se la Procura di Pavia riteneva di dare l’ergastolo a Sempio sulla base di un’impronta vecchia di 20 anni, di cui non esiste nulla, l’inchiesta non sarebbe andata da nessuna parte. Adesso il quadro cambia: però non è un processo dall’esito scontato, quindi bisognerà attendere, rimanendo più laici che in passato”.
“C’è un dettaglio su Stasi e sul suo carattere che mi pare importante: il riferimento è a una bellissima lettera di sua ex professoressa che sosteneva di ricordarsi che gli sudavano le mani durante l’interrogazione. Questo dettaglio è stato anche utilizzato dalla difesa di Stasi per dire che, se fosse stato effettivamente sul luogo del delitto, anche il suo dna sarebbe uscito dalle mani. Insomma, un uomo apparentemente freddo che vive in un contesto di regole. Comunque lui ha affrontato un percorso rieducativo che per i detenuti che si professano innocenti è più difficile. Si è ritrovato in una storia enorme: se effettivamente è innocente, ha retto questa vicenda con una forza ammirevole”.
“Secondo me, dopo una prima sentenza di assoluzione non si dovrebbe andare avanti, perché altrimenti si afferma che il giudice che ha assolto o è stato pagato o è matto. Se un magistrato è convinto che le prove non c’erano, il ragionevole dubbio è nero su bianco, punto. Una modifica legislativa in tal senso fu voluta da Berlusconi: venne definita legge ad personam (anche con qualche verosimiglianza), però introduceva questo principio di civiltà giuridica, che le assoluzioni non erano impugnabili. Questa modifica venne annullata dalla Corte Costituzionale, con motivazioni a mio avviso discutibili, e da allora il tema è uscito dal dibattito giuridico e politico. Una nuova occasione per riaccenderlo potrebbe essere l’onda del caso Stasi: è presto per dire ‘facciamo in modo che il sacrificio di Stasi non sia stato inutile’, ma se le cose andranno a finire come è logico che finiscano, prendiamo questo spunto per riaprire un tema basilare di civiltà”.