Rubio spazza via i gufi anti-Trump: è nata una stella

· 8 Maggio 2026


Cari ascoltatori, ieri è stata un’altra pessima giornata per lor signori, per le anime belle, i buoni (tipo quelli che offendono i disabili in tv) che continuano a precipitare nel fossato che loro stessi scavano fra le loro aspettative e la realtà. Secondo i giornaloni ieri doveva essere il giorno dello strappo definitivo tra l’amministrazione dell’orco Trump e la Santa Sede: l’incontro fra il segretario di Stato americano Marco Rubio e Papa Leone era stato dipinto come una sfida all’Ok corral che avrebbe sancito la definitiva distanza fra gli Usa e il primo Papa americano.

Perfetto: con puntualità elvetica è andata esattamente al contrario. È molto interessante la ricostruzione pubblicata oggi sul Tempo del vaticanista Francesco Capozza, che racconta come, andando oltre la sintesi ufficiale di “incontro positivo”, fonti dell’entourage papale abbiano parlato di un faccia a faccia assai più costruttivo, sottolineando che le ricostruzioni fantasiose sulle liti e l’insanabile dissidio con Trump hanno molto divertito il Papa. Inoltre il segretario di Stato e Sua santità avrebbero parlato non delle intemperanze a volte fuori luogo di Trump, ma dello scenario globale, dei conflitti, della possibile risoluzione di essi. Dal canto suo, Rubio avrebbe ricordato a Leone che non si può chiudere gli occhi sul pericolo per il mondo costituito dalla possibilità che un club di tagliagole totalitari come gli ayatollah, o peggio i pasdaran, entri in possesso dell’arma nucleare.

Poi c’è il dato politico di fondo, che è quello che davvero turba lorsignori. Ieri si aspettavano la disfatta del trumpismo al cospetto del Papa, e invece no, piuttosto è nata agli occhi del grande pubblico (chi frequenta la politica americana lo sapeva già) una stella, quella di Marco Rubio: ieri è stato chiaro per tutti che con lui esiste ed esisterà un trumpismo oltre Trump, che quel conservatorismo nazionale, identitario, bussola per tutte le destre occidentali e le ragioni storiche che hanno prodotto questo fenomeno non cesseranno con l’uscita dell’orco dalla Casa Bianca.

Rubio ha già un pedigree inattaccabile: figlio di emigrati scappati dalla dittatura comunista di Cuba, è un esponente storico della destra repubblicana da prima di Trump, è un neoconservatore non fondamentalista, ha grandi abilità diplomatiche, un linguaggio più rassicurante di quello di Trump, ma ne rappresenta l’agenda. 

E il problema di un globalismo sbilanciato, che va contro gli interessi e le economie occidentali, e favoriscono la concorrenza sleale di soggetti come la Cina comunista, rimarrà. Così come il problema di un occidente intrappolato nella follia della rinuncia alla sua anima, dell’automortificazione, del masochismo woke, che apre le frontiere indiscriminatamente, chiede scusa per la sua identità e aspira a diventare una indistinta landa multiculturale: una follia che ha prodotto il trumpismo come fenomeno politico rimarrà, e Rubio la combatte senza tregua.

Tutte cose che Rubio ha già detto nel suo recente discorso a Monaco: “Europa svegliati, noi amiamo l’Europa in quanto culla della civiltà occidentale, ma vogliamo che si svegli”. Il futuro dopo Trump ha già le fattezze di una leadership che ha ricucito i rapporti fra Washington e la Santa Sede e smentito lorsignori; che oggi incontrerà Giorgia Meloni e continuerà a esprimere la sua diplomazia politica che esclude la rottura. Lor signori erano partiti a razzo aspettandosi la disfatta del trumpismo in Vaticano, si trovano con una nuova stella politica che potrebbe seriamente portare il trumpismo oltre Trump. Immaginiamo che il consumo di Maalox abbia appena vissuto una vistosa impennata…


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