Perché comunque vada gli anti-trumpiani hanno perso
Giovanni Sallusti · 6 Maggio 2026
Cari ascoltatori, stasera proviamo un esercizio di logica elementare, perché gli anti-trumpiani di professione sono davanti a un bivio: parliamo ovviamente non dei critici “normali” sulle singole iniziative del presidente Usa, ma di quelli ossessionati ideologicamente secondo i quali il problema del mondo sia l’orco col toupet. Categoria che comprende il 99% di giornalisti, commentatori, analisti e twittaroli.
In queste ore si susseguono indiscrezioni a ritmo serrato, anche contraddittorie, a proposito dello scenario mediorientale. Il sito americano Axios, che non è una fonte banale, sostiene che ci sarebbe all’orizzonte la firma di un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran. Trump stesso ha detto che potrebbe essere ufficializzato un accordo di pace prima del suo importantissimo viaggio in Cina del 14-15 maggio.
Tutto questo è letto dagli ossessionati con la consueta monomaniacale visione sulle contraddizioni e indecisioni di Trump, come se quest’ultimo avesse di fronte degli specchiati attori razionali, non i gerarchi di uno dei peggiori regimi sulla faccia della terra.
Il bivio è il seguente: se ci sarà l’accordo, lorsignori dovranno quantomeno ammettere che l’arte trumpiana del deal non è uno slogan dei suoi sostenitori ma una prassi di successo con cui, piaccia o meno, conduce gli affari internazionali. Se poi si trattasse di un accordo strutturato, il successo sarebbe accresciuto dall’aver irretito nel suo schema un regime del genere, ottenendo qualcosa di rilevante sulla vera posta in palio: Trump in quel caso avrà non solo imposto il metodo, ma avrà ottenuto qualcosa di rilevante sul merito, ovvero la rinuncia di questa banda di tagliagole a dotarsi dell’arma nucleare.
Se invece non ci sarà l’accordo, allora lorsignori, volenti o nolenti, dovranno riconoscere che l’Iran si muove in direzione delle intenzioni di Khamenei, che concepisce il negoziato solo come forma di combattimento, al più quella mascherata che è la dilazione e non il compromesso, confermando di non avere alcuna intenzione di rinunciare a dotarsi dell’arma atomica.
Lorsignori ossessionati hanno un elefante nella stanza: al netto di tutte le imperfezioni e gli errori di Trump, dovranno constatare che se un regime nato e cresciuto sulla parola d’ordine terrorista dell’esportazione della rivoluzione islamista avesse l’atomica, sarebbe un problema. Peraltro l’Europa e l’Italia – con un bersaglio anche simbolico come Roma e San Pietro – sono a portata dei missili iraniani, mentre gli Stati Uniti no. Per cui dovranno riconoscere, se non c’è l’accordo, che siamo di fronte a un attore irrazionale, che ha in mente un disegno apocalittico: un problema ben più serio del temporaneo inquilino della Casa Bianca.
Comunque vada, gli anti-trumpiani di professione dovranno uscire dal loro bigino di contumelie, dalla loro comfort zone, dal loro pacifismo ipocrita; e finalmente sbattere il muso sulla realtà.