Amsterdam alla sovietica: stop a spot di carne e auto per “rieducare la gente”
Giovanni Sallusti · 6 Maggio 2026
Cari ascoltatori, viene dalla radical-hipster Amsterdam l’ultimo passo avanti della distopia che ci attende se il vecchio continente non la smetterà con le ideologie alternative alla realtà: dal primo maggio negli spazi pubblici comunali non si possono più esporre pubblicità che promuovano il consumo di carne e di combustibili fossili, o di ciò che ne fa uso, tipo auto e aerei. Per carne si intende non le signorine che si autodeterminano svolgendo una professione che in Olanda è legale, ma proprio quella che si mangia, qualunque cibo di provenienza animale. Sul concetto di combustibili fossili si va poi a scomodare un mondo intero: la benzina, le autovetture, i voli, le crociere, tutto quello che nel mondo reale funziona a carburante tradizionale. È la prima capitale europea a varare un divieto del genere, quindi i progressisti che la governano sono molto fieri di questo regolamento che punisce prodotti non allineati ai loro obiettivi in tema di tutela ambientale e di salute pubblica (parola giacobina che dà i brividi).
Il Consiglio comunale a gennaio aveva già approvato la proposta avanzata dai Verdi e dal Partito per gli animali. Per quest’anno il divieto sarà applicato in maniera più leggera, e dall’anno prossimo entrerà pienamente in vigore: in pratica, se operi nel settore della carne o hai a che fare con i combustibili fossili, hai un anno per portare i libri della tua azienda in tribunale. Il capogruppo del Partito per gli animali ha affermato che la rimozione degli stimoli visuali “contribuirà a ridurre gli acquisti impulsivi e trasmetterà il messaggio secondo cui la carne e i viaggi che consumano i combustibili fossili non fanno più parte di uno stile di vita cui ambire”.
Qui tocca aggrapparsi a un linguaggio adeguato: ma che cazzo gliene frega, a un consigliere comunale, dello stile di vita cui io ambisco? Non è compito dell’autorità pubblica determinare il mio stile di vita, lo è piuttosto tutelare i miei diritti, garantire che vengano rispettate le libertà, amministrare in modo virtuoso la cosa pubblica, le strade, le infrastrutture, portare avanti politiche di sviluppo: decidere lo stile di vita dei cittadini è da Mosca anni ‘80 sotto Brezhnev. Questo divieto è parasovietico, visto che “rientra in un piano più ampio della città per ridurre la sua impronta ambientale e tutelare la salute e il benessere dei suoi cittadini”.
E infatti l’amministrazione di Amsterdam si è posta come obiettivo politico-amministrativo che i suoi cittadini assumano il 60% del loro consumo di proteine tramite fonti vegetali entro il 2030. Capite la follia costruttivista? Hanno stabilito che in 4 anni le abitudini alimentari dei cittadini devono cambiare, e poi di raggiungere la fantomatica neutralità carbonica entro il 2050. Tutto mentre il mondo va da un’altra parte, come nota oggi Fabio Dragoni su Libero: la Cina continua ad aprire centrali a carbone, gli Stati Uniti continuano a perseguire la via dell’autonomia energetica, e intanto gran parte dell’Europa e delle sue capitali si suicida in quel modo, la neutralità carbonica e le proteine vegetali.
Queste cose non succedono solo ad Amsterdam, sono arrivate anche in Italia: i consigli comunali di Firenze e Genova, di cui sono sindache le stelline del centrosinistra Sara Funaro e Silvia Salis, hanno recentemente approvato due mozioni che chiedono all’amministrazione di prendere in considerazione provvedimenti simili. Non siamo ancora al divieto vero e proprio, ma l’andazzo costruttivista è quello, così come lo scollamento dalla realtà.
Noi pensiamo di avere ancora il diritto di mangiare tutta la carne che ci va e di muoverci su automobili, prendere aerei e appoggiarci liberamente ai servizi che prevedono l’utilizzo di combustibili fossili. E soprattutto, non è compito di alcun sindaco, né presidente, né amministratore, né di qualsivoglia capo, stabilire quante proteine dobbiamo assumere, men che meno che forma debbano avere.