Volevano essere libere in Iran, saranno impiccate: vigliacco chi tace

· 22 Aprile 2026


Cari ascoltatori, Donald Trump ha allungato la tregua militare con la Repubblica Islamica dell’Iran e così i giornali di oggi sono impegnatissimi ad analizzare strategie, approfondire, giocare a risiko per concludere che comunque il presidente Usa ha torto, qualunque cosa dica o faccia; dimenticando, fra l’altro, che quel risiko non è una questione accademica, ma la contemporaneità che ricade sulle nostre vite e sui nostri portafogli.

Oggi però sterziamo dalle analisi, vi leggiamo otto nomi: Bita Hemmati, Ghazal Ghalandari, Golnaz Naraghi, Venus Hossein Nejad, Panah Movahedi, Ensieh Nejati, Mahboubeh Shabani, Diana Taher Abadi. Sono i nomi di otto donne iraniane, di otto drammi esistenziali, di otto meravigliose giovani talmente libere da combattere per la libertà. È facile essere liberi seduti al caldo nel declinante, sbertucciato occidente dove la libertà è un’ovvietà; altra cosa è combattere per la libertà sotto il giogo della Repubblica Islamica dell’Iran. Per questo le otto giovani stanno per essere impiccate: per avere invocato la libertà per sé, per i loro corpi, le loro anime, per le loro aspirazioni, per la loro nazione oppressa da questi tagliagole.

Troverete le loro fotografie sui social, fuori dai media mainstream, e non nei forum né nei dibattiti delle femministe nostrane, le “Se non ora quando”, o quelle del surreale transfemminismo: mai una volta che parlino di donne in carne e ossa, incluse queste che stanno per essere uccise per non essersi piegate a un orrendo giogo, questo sì patriarcale e misogino. Allora, guardate gli occhi di queste otto ragazze, sono un’accusa alla coscienza occidentale, alle nostre ipocrisie, alle nostre omissioni.

Noi siamo i primi ad analizzare le ricadute strategiche, economiche della guerra in Medio Oriente, perché in un mondo iperconnesso sono immediate. Però non possiamo togliere dal tavolo il dramma di queste ragazze, che è quello di un’intera gioventù meravigliosa, erede di una grande civiltà come quella persiana, sequestrata e calpestata dal 1979 da chi, come decretò l’ayatollah Khomeini, governa in nome di Allah. E non possiamo non guardarle, non soffermarci un secondo, non sospendere i nostri affanni quotidiani, e non pensare che questi volti, queste donne, saranno a breve impiccate dal regime.

Dobbiamo ricordare che esiste anche questa posta in gioco: se il domino che si è innescato porterà alla caduta di questa banda di assassini misogini, sarà solo e sempre una buona notizia. Non tutto è geopolitica, non tutto è analisi, la storia è anche tragedia e stamattina, nel nostro piccolissimo, a Radio Libertà ci togliamo il cappello davanti a queste otto splendide, libere donne.


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