Avanti sul decreto sicurezza, contro la cagnara dei gattopardi!

· 21 Aprile 2026


Cari ascoltatori, stasera la nostra analisi politica spaccherà il capello in 16 parti, ed è la seguente: al diavolo i tecnicismi. Ci riferiamo alla gazzarra che il mainstream antigovernativo sta montando sul decreto sicurezza, aggrappandosi a un singolo, specifico provvedimento, il bonus di 615 euro che potrebbe essere destinato agli avvocati che decidessero di assistere il migrante irregolare che sceglie di avvalersi dell’istituto del rimpatrio volontario. Da un punto di vista logico sarebbe anche una banalità, perché esiste anche il gratuito patrocinio per gli avvocati che difendono gli immigrati irregolari che fanno ricorso contro i provvedimenti di espulsione, pagati con soldi degli italiani. Perché il caso opposto allora dovrebbe essere uno scandalo?

Sotto il profilo pratico, è successa una cosa normale della vita politico-istituzionale: cioè sarebbero emersi dei distinguo tecnico-costituzionali da parte del Colle durante una interlocuzione con il sottosegretario Alfredo Mantovano, il quale li avrebbe riportati a Palazzo Chigi. Insomma, fisiologica dialettica tra poteri dello Stato. Come hanno ribadito la premier e il ministro Matteo Piantedosi in Aula, sono rilievi che verranno tenuti presente nella codificazione di un ulteriore decreto che correggerà questo singolo aspetto.

Siamo all’interno della normalità della vita democratica, nella storia della Repubblica è successo più volte che dei presidenti abbiano restituito all’Aula – anche prendendo le distanze pubblicamente – passaggi molto più impattanti di provvedimenti del governo, senza che qualcuno parlasse di esecutivo in crisi. E invece il circo delle opposizioni ha cercato subito di montare un caso non solo mediatico, ma anche in Aula, sul modello dell’occupazione del liceo in pieno stile Schlein, e ha trasformato il dibattito politico, che può essere anche durissimo, in un momento di “autogestione”, andando a occupare i banchi del governo e impedendo i lavori, il proseguimento delle procedure democratiche. Questo è stato il contributo costruttivo dell’opposizione.

Di fronte a questo combinato disposto mediatico-politico, speriamo – e ne abbiamo ottimi segnali – che il governo vada avanti, perché non è questo il cuore del problema. Lo è invece, come hanno definito benissimo sia la premier Giorgia Meloni sia il ministro Matteo Salvini, la priorità politica che il tema della sicurezza e del contrasto all’immigrazione irregolare rappresentano. E non per paturnia, ma per mandato del corpo elettorale. Il centro del provvedimento riguarda una stretta sui coltelli, che ormai sono diventati oggetto di cronaca (e tragedia) quotidiana nelle nostre strade e perfino nelle nostre scuole, un’urgenza per la vita della cittadinanza: altro che la bolla dei talk che fibrilla per l’occupazione dell’alula parlamentare.

Poi c’è l’idea del fermo preventivo, essenziale per combattere i casi di guerriglia urbana messa in atto dai gentiluomini dei centri sociali, ricordate il caso Askatasuna? E poi una stretta sull’immigrazione irregolare, adottando il rimpatrio volontario, un istituto al quale ci sprona l’Unione europea; e un’altra stretta sulla sicurezza attorno alle stazioni, che sono diventate vere e proprie terre di nessuno.

Questo è il decreto sicurezza: e chi se ne frega del tecnicismo, quello verrà sanato a valle. Il governo va avanti, davanti al tentativo post-referendum di convincerci che sia cambiato il clima e che Palazzo Chigi sia in perenne difficoltà, fino a farlo diventare una sorta di profezia che si autoavvera, a forza di giocare in difesa. No: si ribalti il tavolo, si giochi in attacco, perché ci sono alcuni fronti su cui fare la differenza dopo la sconfitta referendaria, e uno di questi è la sicurezza. Quindi bando ai tecnicismi, ai gattopardi, alle cagnare mediatiche: crediamo e speriamo che si andrà avanti, ribadendo che sì, la sicurezza è una priorità politica.


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