“Parlando liberaMente” con Germano Dottori / “Fight, fight”: così è iniziato il Trump di oggi

· 18 Aprile 2026


Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute dell’attualità politica e internazionale – con un focus particolare sulla guerra in Iran e il ruolo geopolitico degli Stati Uniti d’America – insieme con Germano Dottori, consigliere scientifico della rivista Limes e docente di studi strategici alla Luiss.

“Penso che Donald Trump sia cambiato molto in seguito all’esperienza estrema che ha vissuto sfuggendo al tentativo di assassinio a Butler, in Pennsylvania, nel luglio 2024. Del resto, in qualche passaggio anche recente, Trump ha fatto capire di essersi interrogato sul motivo per cui sia scampato alla morte: una delle possibilità è che lui creda di essere stato salvato dalla sorte o dall’Altissimo. Così, probabilmente da allora si sente investito di una missione da condurre: questo a mio avviso spiega la sua maggior sensibilità nei confronti di temi rispetto ai quali prima era completamente indifferente”.

“Se il primo mandato era basato su una piattaforma realista che conteneva il mantenimento dell’ordine e della stabilità – che pure aveva molte venature neoconservatrici – ora il presidente Usa è convinto di dover far qualche cosa di positivo non soltanto per l’America, ma anche per l’Occidente, proprio in funzione di questo disegno. Quindi, a mio avviso in lui non agisce soltanto un pensiero razionale, ma anche una componente emotiva affatto trascurabile. Con tutta probabilità, ora si aprirà una fase di adattamento e soltanto nei prossimi mesi vedremo in che modo sarà possibile allinearsi a questo nuovo tipo di politica che gli Stati Uniti stanno intraprendendo”.

“Le critiche di Trump al Papa e a Giorgia Meloni? Non credo che sussistano delle preoccupazioni nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. È necessario considerare il fatto che non è vero che l’Italia sta provocando il Paese a stelle e strisce: si trova nella posizione scomoda di essere un Paese cattolico che ospita sul proprio territorio il Papa, e non può non difenderlo. E il fatto che la leader dell’opposizione in questa circostanza abbia offerto solidarietà alla Meloni, oltre alla sua convenienza politica riflette anche un comune sentire dell’opinione pubblica, che chiede di compattarsi per difendere il nostro Paese e assumere una posizione moralmente molto elevata, nonostante comporti qualche rischio nelle relazioni”.

“L’Iran attuale non è più quello del 1979, ma molte cose potrebbero cambiare nell’immediato futuro e questo farebbe sì che quel Paese si trasformi da epicentro dell’instabilità a uno dei fattori che contribuisce a stabilizzare il Pianeta. Temo che ci voglia ancora un po’ di tempo, perché la questione del nucleare rimane la grande difficoltà nel negoziato. I livelli di arricchimento che Teheran ha ottenuto sono infatti largamente eccedenti rispetto a quelli richiesti per la produzione di combustibile”.

“La domanda che bisognerebbe porsi è quanto potrà reggere questo regime: a ogni ciclo di proteste e di repressione violenta segue una fase di stabilità, ma mi pare che i tempi di incubazione delle successive ondate siano sempre più brevi, e che lo scontro stia diventando sempre più duro. Inoltre abbiamo ricevuto avuto un segnale molto importante a inizio anno: per la prima volta si è vista la gente dare l’assalto alle moschee, incendiare i minareti, bruciare copie del Corano. Questo significa che c’è una rivendicazione ‘giacobina’, di laicità estesa, il che spiega l’estrema violenza della risposta del regime. Insomma: gli ayatollah saranno pure religiosi – come sostengono di esserlo – ma la loro cruda reazione ha contribuito enormemente a incattivire la situazione”.


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