Giusto difendere l’Italia. Ma occhio al trappolone della sinistra!
Giovanni Sallusti · 14 Aprile 2026
Cari ascoltatori, stiamo attraversando ore drammatiche in cui si sta allargando il fossato atlantico tra le due sponde dell’oceano, che sono le due facce di una stessa medaglia, l’Occidente, cui noi siamo testardamente affezionati. Il governo italiano ha sempre lavorato per mantenerle vicine, al contrario, per esempio di Pedro Sanchez, che ora si trova alla corte di Xi Jinping – capo del più grande totalitarismo al mondo – a sostenere di essere il solo a poter dirimere gli scenari di crisi, posizione delirante e masochista dalla quale Palazzo Chigi è sempre stato ben alla larga.
Oggi però tra Italia e Stati Uniti si è alzata la tensione e per orientarsi serve una bussola: quella dell’interesse nazionale, che la premier e la maggioranza di centrodestra stanno seguendo, paradossalmente dando a Donald Trump lezione di trumpismo. A questo proposito, condividiamo la posizione di un grande intellettuale conservatore americano, Victor Davis Hanson, che ci ha ammonito: voi europei interpretate ideologicamente Trump, lo volete cristallizzare nelle vostre categorie novecentesche. Ma, dice Henson, Trump non è né un isolazionista ideologico, né un interventista ideologico, è un realista che regola la sua azione su una domanda: qual è, in base al rapporto costi-benefici, l’interesse nazionale degli Stati Uniti?
Mutatis mutandis, il governo italiano ha fatto proprio così: Meloni ha reputato che, in base a un’analisi fra costi e benefici, fosse nell’interesse nazionale dell’Italia stigmatizzare l’attacco scomposto al Papa, al vertice della cristianità. La premier ha anche reputato che fosse nell’interesse dell’Italia sospendere il memorandum di collaborazione sulla difesa e la ricerca con lo Stato di Israele: questo punto per noi è già più discutibile, per i vantaggi che l’Italia ricava da una partnership con uno degli Stati tecnologicamente più avanzati. Ma se così ha giudicato, sotto il profilo del metodo, cioè la bussola di cui sopra, ha fatto bene, perché quando si naviga nei marosi e la temperatura sale il metodo deve essere un punto fermo.
Ora però occhio alle lodi interessate, che cominciano già a essere troppe e compaiono sui siti dei giornaloni mainstream, nelle agenzie diramate dagli avversari politici: una solidarietà pelosa, frettolosa, alla stessa premier e allo stesso governo che fino a ieri lorsignori stigmatizzavano come servi di Trump. Attenzione, dunque, al vecchio giochino della destra che viene sdoganata dalla gente presuntamente per bene, dai presuntamente superiori, dai presuntamente colti: perché l’unica destra che a costoro piace è quella che perde, quella che si edulcora a tal punto da sembrare una copia della sinistra.
Proprio questo giochino si è messo subito in moto, e sta rapidamente superando il livello di guardia: se poi, dando un’occhiata al di fuori dell’ombelico italico, che le lodi interessate arrivano anche dal vertice del regime iraniano, un’orrenda teocrazia totalitaria che in un paio di giorni macella 40mila dei suoi giovani, allora diventa inquietante. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha postato sui social: “L’essenza della civiltà si rivela nei momenti critici della storia. le posizioni assunte da Spagna, Cina, Russia, Turchia, Italia ed Egitto contro la bellicosità e i crimini del regime sionista derivano dalle loro profonde radici culturali e storiche”. Ecco, se i complimenti arrivano dal vertice del regime nazi islamico di Teheran che, in più, mischia l’Italia con la Cina comunista, con la Russia autocratica putiniana, con la Turchia di Erdogan, è segno che bisogna tenere la guardia alta.
Benissimo agire in nome dell’interesse nazionale, dando anche a Trump una lezione di trumpismo: ma occhio a non edulcorarsi al punto di essere arruolati dal fronte avverso.
