Biasin: né canzoni né cazzeggio. 2026, l’anno senza Sanremo
Giovanni Sallusti · 28 Febbraio 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti commenta con Fabrizio Biasin, caporedattore della redazione sport di Libero, la 76esima edizione del Festival di Sanremo.
“Ogni mattina, a mezzogiorno, Carlo Conti è stato subissato dalle domande dei giornalisti, e una collega di ‘Gente’, come è noto, si è lamentata di una ipotetica scarsa presenza di donne tra i 30 cantanti in gara – un terzo rispetto ai due terzi degli uomini – e del fatto che questa scelta verrebbe fatta a monte e in maniera volontaria. Questa tesi mi pare non abbia senso, è sembrata una domanda pretestuosa: Giorgia l’anno scorso ha portato forse la canzone più bella del Festival e due anni fa Angelina Mango ha vinto. Fra l’altro, Conti è stato accusato anche di avere salutato la campionessa olimpica Francesca Lollobrigida con l’appellativo ‘mamma d’oro’. Ma scusate: se una donna vince una gara e come prima cosa prende in braccio suo figlio per dire a tutto il mondo la sua felicità di essere madre, come altro la potresti definire?”.
“Tutte le classiche polemiche che caratterizzano Sanremo quest’anno stanno un po’ mancando. Però credo che questo fosse l’obiettivo che Carlo Conti voleva perseguire: è un tipo precisino, con lui è difficile sgarrare. In ogni caso è totalmente assente quella sporcatura che consenta al Festival di uscire dal seminato, utile perché lo spettatore a casa ha bisogno di un motivo per stare sveglio fino alle due di notte. A me, personalmente, andrebbe anche bene il nulla, la piattezza di quest’anno: però ci dovrebbero essere 30 canzoni una più bella dell’altra. E invece i anche brani non lasceranno nulla, se ne possono salvare tre o quattro, ma a stare proprio larghi”.
“Probabilmente il motivo di questo anno moscio risiede nel fatto che il ciclo contiano è finito e che i vertici Rai stanno già pensando alla prossima edizione. Del resto, al 95% (ma anche di più), si può ipotizzare che il prossimo conduttore del Festival di Sanremo sarà Stefano De Martino. Con una componente di azzardo, perché il presentatore napoletano non si è mai cimentato con un format del genere. Sarebbe un salto nel buio, perché sul palco dell’Ariston ci si scotta, è un carrozzone dove bisogna saper improvvisare, anche se De Martino è sembrato sempre molto spigliato e capace. Gli manca una forte esperienza in prima serata su Rai1: se se la cava ad altissimo livello, allora è un fuoriclasse”.
“Per quanto riguarda i dati di ascolto, per cercare di portare a casa il risultato è stata inventata una serie di formule che permettono di salvare le apparenze. In termini di share, ovvero la percentuale di italiani collegati in quel momento sulla trasmissione, il calo non è stato così drastico. Anche perché esistono delle strategie che aggiustano un po’ le cose: come per esempio prolungare l’anteprima fino alle ore 21.50, ovvero fino a quando su Canale 5 va in onda ‘La ruota della fortuna’ di Gerry Scotti. Questo consente di avere uno share leggermente più alto. Così intanto vendi gli spazi pubblicitari e alla fine riesci a limitare i danni”.
