Resa dei conti con lo stato democratico=terrorismo
Giovanni Sallusti · 4 Febbraio 2026
Cari ascoltatori, vorremmo ragionare con voi sulla differenza tra un mondo normale e la bolla delle anime belle, partendo dalle parole pronunciate dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante la sua informativa alla Camera sugli scontri di sabato a Torino, tra cui l’aggressione a martellate, in dieci contro uno, delle belve antagoniste contro un rappresentante dello Stato.
Piantedosi ha spiegato che la cagnara delinquenziale “era stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una assemblea nazionale indetta da Askatasuna presso l’Università di Torino, cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell’antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento No Tav e ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Avs e della locale comunità islamica”.
Una radiografia perfetta di questo nuovo cartello dell’antagonismo che sta saldando l’antagonismo tradizionale, che in quel territorio ha le vesti della guerriglia No Tav, del sindacalismo di base, di esponenti della comunità islamica che come primo obiettivo non hanno l’integrazione, e anche di pezzi della sinistra istituzionale e del sindacato istituzionale. Questo è il nuovo cartello islamo-gauchista che si dà spesso alla violenza sulle strade.
Ha continuato Piantedosi: “In quella circostanza, nel rilanciare l’appuntamento per la manifestazione nazionale in solidarietà ad Askatasuna è stato sottolineato – cito testualmente – che il corteo avrebbe costituito una resa dei conti con lo Stato democratico, in quanto lo sgombero di Askatasuna alza l’asticella dello scontro. Il 31 gennaio era stato definito uno spartiacque, come una guerra di liberazione nazionale, nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta”.
Ed ecco scoperchiata l’ipocrisia (immaginiamo l’ingrossamento di fegati a sinistra) secondo la quale sabato a Torino c’è stato un grande momento di dissenso democratico: gli stessi organizzatori hanno detto il contrario, che era una resa dei conti con lo Stato democratico, una frase che sarebbe stata condivisa e tranquillamente utilizzata dalle Brigate Rosse.
La considerazione finale di Piantedosi è quella che ha dato più scandalo presso le anime belle: “Chi sfila accanto a questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità. E credo che faccia altrettanto chi più in generale si avventura in riflessioni sociologiche sulla necessità di garantirne di fatto l’agibilità politica”. In pratica, chi sfila con gli organizzatori di un corteo che viene preannunciato come una resa dei conti con lo Stato democratico sta legittimando questa parola d’ordine non solo violenta, ma anche terrorista, che si colloca al di fuori della dialettica democratica. In un mondo normale è uno scandalo che dei politici, dei rappresentanti delle istituzioni e del popolo italiano abbiano sfilato a fianco di costoro: non perché abbiano responsabilità personali, penali, ma perché da subito è stato chiaro che il mood reale di questa manifestazione era la rivolta sociale, come direbbero dei capi del cartello antagonista (per esempio Maurizio Landini).
In un mondo normale il problema è che, per esempio, il deputato di Avs Marco Grimaldi abbia partecipato e poi abbia dichiarato di fronte alle violenze, inclusa quella sul poliziotto, che “queste scene non si sarebbero viste se non fosse stato sgomberato Askatasuna”, cioè se non avessimo avuto la bizzarra idea di far rispettare la legge. Un’inversione totale. Per Avs peraltro erano presenti anche i consiglieri regionali Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro e i consiglieri comunali Sara Diena ed Emanuele Busconi. Nella piazza pro-Askatasuna si è vista anche Valentina Sganga, consigliere comunale dei Cinquestelle, ex candidata a sindaco.
In un mondo normale il problema è che dei politici, anche importanti e con dei ruoli rilevanti, si siano recati a un appuntamento che gli organizzatori hanno definito “una resa dei conti con lo Stato democratico”. Ma nella bolla delle anime belle il problema è Piantedosi, che smaschera la verità.
