Lorsignori in fuga dal referendum che hanno chiesto
Giovanni Sallusti · 16 Gennaio 2026
Cari ascoltatori, vi ricordate quando la sinistra era in connessione con le istanze, i significati, le aspettative popolari, intendiamo la sinistra storica, quella del Pci? Poi declinava ricette inquietanti, sempre in bilico sull’autoritarismo, ma almeno non mostrava di aver paura del popolo. Da un po’ di tempo invece l’obiettivo principale della sinistra è esattamente scappare dal popolo e dal momento supremo in cui esso esprime la propria volontà e il consenso, cioè l’atto elettorale. Non staremo a ricordare tutte le volte, negli ultimi lustri, in cui la sinistra e il suo principale partito hanno governato senza aver vinto le elezioni: che si chiami Partito democratico è un ossimoro, anche perché ha sempre accusato il popolo di avere percezioni sbagliate, esempi recenti sono la sicurezza e l’immigrazione incontrollata. La formula è che gli ottimati hanno ragione e il popolo sbaglia.
Arriviamo alla cronaca: oggi l’obiettivo principale, anzi pressoché unico, la profonda battaglia della sinistra partitica, cioè l’accozzaglia del campo largo, o stretto, di Elly e Conte, è spostare in avanti la data del referendum sulla riforma della giustizia, far slittare il momento in cui il popolo si esprimerà. Perché? Perché sono indietro in tutte le rivelazioni demoscopiche elaborate da qualsiasi istituto: perfino Raitre ieri ne ha presentata una, fatta per il Tg3 e presentata a Linea notte (quindi giocando in casa) che sentenzia un 48,7% (in crescita di 1,2 punti) per i Sì e un 30%, per i No, un divario di circa 19 punti. E così si capisce perché la necessità più urgente di lorsignori è di votare il più tardi possibile, far parlare il popolo volgare e fastidioso meno che si può, finché non fa sue le loro ragioni.
La cosa comica è che il referendum confermativo della riforma Nordio del 22-23 marzo è stato istituito sulla presentazione di quattro richieste di parlamentari, due delle quali da capigruppo dell’opposizione al Senato e alla Camera: in pratica lo hanno voluto loro stessi, gridando al golpe, all’attacco alla magistratura, alla democrazia a rischio, al fascismo ritornante, insomma il solito canovaccio. A riforma approvata hanno chiesto di far parlare il popolo. Poi però i sondaggisti, anche quelli amici, li hanno avvertiti: cari signori, il popolo pare proprio non sia contrario alla fine del sistema marcio delle correnti, alla separazione delle carriere – come in varie forme avviene in tante democrazie occidentali – a un ordine giudiziario un po’ meno corporazione e un po’ più al servizio del cittadino.
A sinistra si sono trovati in mezzo al guado, per cui non è restato loro che far partire un coro bislacco di dichiarazioni sul fatto che il governo deve aspettare l’esito della raccolta firme. Laura Boldrini: “Il governo non può fare finta di nulla”, Giuseppe Conte: “Risultato incredibile”, le Acli brindano al “grandissimo successo”. Noi siamo felici, la partecipazione è importante ed è il termometro del fatto che questo referendum, già indetto, è sentito. Ma non è che vi sta venendo il dubbio che conservare il sistema delle correnti, la contaminazione tra magistratura inquirente e giudicante, insomma la protezione di una casta, siano ragioni non così salde? Questa pochade del rinviare la data di una cosa che voi stessi avete chiesto appartiene al surreale, spiega la logica non della politica – che è nobile – ma del politichese che per lo più è una farsa, che è scollato dalla vita reale. Il referendum c’è, adesso provate a vincerlo, provate per una volta a connettervi con il popolo.
