Aurora e il capotreno uccisi dal buonismo di sinistra

· 9 Gennaio 2026


Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: in questa puntata analizza il vero e proprio bollettino di invasione di immigrati clandestini cui assistiamo quotidianamente nelle nostre città, che porta a molteplici episodi di violenza. Ultimi, ma solo in ordine cronologico, sono l’assassinio della giovane Aurora Livoli da parte di Emilio Gabriel Valdés Velasco, cittadino peruviano irregolare di 57 anni con precedenti per rapine e violenza sessuale, e l’omicidio del controllore ferroviario Alessandro Ambrosio a opera del cittadino croato senza fissa dimora Jelinic Marin, segnalato per aggressioni, comportamenti violenti e possesso di coltelli.

L’Italia di oggi subisce il frutto avvelenato di decenni di retorica e di buonismo pro-immigrazione e pro-accoglienza indiscriminata – voluti fortemente dalla sinistra – che oggi presenta il proprio salatissimo conto. Da una parte ci sono stati anni di leggi sbagliate e di sentenze giudiziarie che hanno portato alla deriva della “giustificazione” dei carnefici, dall’altra si è sviluppata una sistematica delegittimazione delle forze dell’ordine, costrette a subire non solo i pericoli che arrivano dalla strada, ma anche il sistema politico-mediatico sempre pronto a condannare polizia e carabinieri. Per dirla con le parole di Roberto Arditti in un recente articolo uscito su Il Tempo, questa è l’Italia “che adora Caino e diffida di Abele. Anzi, diciamola tutta, è quell’Italia che proprio lo detesta, Abele”.

Il risultato è evidente: città più insicure, abitanti terrorizzati dalla criminalità e tragedie che potevano essere evitate con un po’ di buonsenso. Risulta dunque necessario rafforzare le frontiere con controlli rigorosi, aumentare il numero dei CPR (e migliorarne la gestione) e dare priorità assoluta alla sicurezza pubblica. Il tempo del buonismo irresponsabile è finito: questo deve essere il momento della responsabilità e della fermezza. Fino a quando l’Italia non avrà il coraggio di affermare che la sicurezza viene prima di qualsiasi tipo narrazione a favore di un’immigrazione di massa senza veri piani di integrazione, continueremo a piangere in maniera ipocrita questi morti annunciati e dipingeremo i fatti di sangue sempre come una “tragica fatalità”.


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