Sinwar consigliato dalla biblioteca milanese: evvai!
Giovanni Sallusti · 8 Gennaio 2026
Cari ascoltatori, su Il Giornale di oggi si trova una notizia di microcosmo locale, che sembra minore, ma in realtà la dice lunga sul macrocosmo contemporaneo, sulle sue follie ideologiche e masochiste. Il microcosmo è la biblioteca comunale di Milano Lambrate, parte del sistema bibliotecario di Milano, che aderisce all’Aib, l’Associazione italiana biblioteche, quindi nella rete pubblica.
Ebbene, a Lambrate hanno avuto l’interessante idea di proporre una lista di “scelti per voi”, i consigli del personale ai ragazzi, agli studenti che bazzicano la biblioteca: e sotto la voce “Israele-Palestina, narrativa, film e fumetti” ce n’è uno caldeggiato, descritto così: “Un’opera che rivela uno sguardo lucido e appassionato” nonché di “straordinaria intensità narrativa”. E uno si figura Dostoevskij che scrive della condizione umana, o Il processo di Kafka, o la saga del west di Cormac McCarthy, perfino Stephen King, insomma una di quelle opere-mondo che rivelano qualcosa dell’umanità a ogni latitudine.
E invece, chi questo autore? È Yaya Sinwar, uno dei fondatori di Hamas, anzi il macellaio in capo, ucciso dall’esercito israeliano durante la guerra seguita al 7 ottobre, il pogrom di cui Sinwar è stato la mente organizzativa. Noto fra i suoi come “il macellaio di Khan Younis” per come ha amministrato la giustizia islamica quando ha tiranneggiato la striscia di Gaza, cioè torturando pubblicamente chiunque si opponesse non solo all’ideologia di Hamas, ma al suo potere personale.
Sinwar è stato il braccio destro dello storico sceicco Ahmed Yassin, uno dei fondatori e capi spirituali di quella banda nazi-islamica, il quale, una volta catturato, nelle carceri israeliane riuscì a uccidere due detenuti che pensava fossero spie israeliane (e non era nemmeno vero). Sinwar è stato uno dei principali animatori di quelle belve sanguinarie, il capo dell’ala militare, al quale da parte della filiera di comando che faceva capo agli ayatollah era stato appaltato il macello del 7 ottobre, con la caccia, la tortura, l’uccisione, lo sgozzamento dell’ebreo in quanto ebreo.
Questo è stato Sinwar: ma in questa biblioteca del sistema pubblico di Milano Lambrate è diventato uno scrittore consigliato, scelto per voi sotto la voce Israele-Palestina, come se nella sezione Seconda guerra mondiale-Olocausto si consigliasse l’opera di Heinrich Himmler. Il libro, del 2024, è una “saga familiare a sfondo autobiografico”, si chiama “Le spine e il garofano”, e il suo inserimento fra i consigliati dalla biblioteca sembra disegnare il punto di non ritorno del masochismo, della resa culturale, della sottomissione che caratterizza il dibattito occidentale, soprattutto europeo. Ma peggio, perché qui è consigliata non l’opera di un pensatore islamista, né di uno scrittore che per l’ennesima volta mette sul banco degli imputati il colonialismo occidentale: questa volta scende in campo proprio uno dei massimi sgozzatori, così, come per magia, il macellaio di Kahn Younis diventa uno scrittore che manifesta una straordinaria intensità narrativa. Ci piacerebbe conoscerlo, il genio che ha inserito l’opera di Yaya Sinwar fra le imperdibili della biblioteca di Lambrate…
