Trump amico di Putin? Ma gli sequestra una petroliera!

· 7 Gennaio 2026


Cari ascoltatori, potete prendere le pensose analisi e le intemerate con cui gli espertoni antitrumpiani ci hanno ammorbato negli ultimi lustri e scaraventarle nel più vicino cestino. Qual è sempre stato uno dei cavalli di battaglia della retorica esercitata dagli avversari ideologici del presidente Usa? Che Trump fosse un fantoccio mosso dal Cremlino, al meglio un socio in affari di Putin, i due stretti in un legame inconfessabile il cui piano sarebbe la spartizione del mondo, inclusa la svendita dell’Ucraina e dell’Europa allo zar.

E invece oggi le forze speciali degli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera battente bandiera russa, mandando ovviamente su tutte le furie Mosca e tutti i suoi gerarchi. La nave si chiama Marinera ed è stata abbordata in mezzo all’Atlantico dopo un inseguimento cominciato nei dintorni delle Antille; fino a pochi giorni fa si chiamava Bella 1 e batteva falsamente la bandiera della Guyana, poi inseguita dalle forze americane è “diventata” russa per suggerire di avere la protezione del Cremlino. Protezione che, come dimostra la cattura di Maduro, se gli Usa si muovono vale zero.

La Marinera è una delle petroliere della flotta ombra che contrabbandava petrolio con l’Iran e con il Sud della Cina, quindi parte dell’asse delle potenze antidemocratiche e antioccidentali che aveva nel Venezuela di Maduro il suo hub nel continente americano. Mosca nelle ultime ore aveva inviato forze a scortare la nave, pare anche un sommergibile nucleare, che però non è arrivato in tempo. Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto: “Quel petrolio non può essere spostato a meno che noi non lo autorizziamo, perché è oggetto di sanzioni”. Il capo del Pentagono Pete Hegseth gli ha fatto eco: “Gli Stati Uniti continuano a imporre il blocco a tutte le navi della flotta ombra che trasporta illegalmente petrolio venezuelano per finanziare attività illecite, derubando il popolo venezuelano”; e Trump ha annunciato contratti petroliferi in Venezuela per milioni di dollari.

Ma allora non c’è alcun asse tra Trump e Putin, teoria che dall’inizio era risibile: Trump vuole chiudere la guerra in Ucraina perché la giudica un fronte secondario, che lo distrae dalla sfida per la supremazia globale che ha come grande rivale la Cina, il referente ultimo di tutte queste potenze autocratiche o antidemocratiche, quando non apertamente totalitarie.

Trump ha talmente chiara la portata di questo braccio di ferro che ha deciso di farla finita con il Venezuela in quanto stazione dell’asse del male nel giardino di casa, e con il contrabbando di petrolio (che va a vantaggio anche degli ayatollah). Trump vede lo scenario globale e si muove di conseguenza, non ha alcun accordo con Putin. E, come ha detto oggi, se Russia e Cina temono la Nato è solo perché nella Nato ci sono gli Stati Uniti. Vediamo di ricordarcelo.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *




Radio Libertà

Background