La svolta del centrodestra: la casa è un bene primario

· 27 Agosto 2025


Cari ascoltatori, da settembre partirà una grande battaglia, anzitutto culturale ma con una ricaduta concreta nella vita delle persone e delle famiglie: parliamo del nuovo piano casa, annunciato poche ore fa dalla premier Giorgia Meloni al meeting di Rimini, un’iniziativa in strettissima collaborazione con il ministro Matteo Salvini.

Questo tema rappresenta, rispetto al passato, un’inversione delle priorità, della visione di Paese, del rapporto tra lo Stato e i cittadini. La premier: “Serve un clima culturale nuovo in Italia attorno alla famiglia. Per questo motivo una delle priorità che affronteremo con il vicepremier Matteo Salvini è un grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie, perché senza casa è difficile costruire una famiglia”. Una nota ufficiale della Lega ha confermato come Meloni e Salvini “condividono la necessità di proseguire con determinazione sulla strada del rilancio infrastrutturale dell’Italia, dedicando massima attenzione a un nuovo e rilevante piano casa”. Alla base c’è un approccio culturale diverso dal luogocomunismo di sinistra attorno alla famiglia: il piano infatti sarebbe pensato anzitutto per le giovani coppie che vogliono costruire un futuro, di cui la casa è una delle premesse fondamentali.

La questione culturale a monte è che la casa è stata negli ultimi decenni un feticcio negativo nella retorica e nell’azione dei governi di sinistra – o tecnici travestiti – per i quali (e per il relativo mainstream) la casa era un’ennesima fonte da spennare, da tassare, da cui ricavare risorse per il bilancio dello Stato e alimentare una spesa pubblica fuori controllo: era un bene di saccheggio. Il proprietario di casa, per la sinistra e per gli intellò di complemento, equivale al ricco borghese benestante, per di più colpevole di esserlo. La realtà spesso è l’esatto contrario: un piccola casa per costruire una vita è il primissimo frutto del sacrificio anzitutto dei ceti medio-bassi, che la sinistra usa nella retorica, ma non riconosce più nella vita quotidiana, trasformando così un bene fondamentale in fonte di introiti e indice di indebita ricchezza.

In secondo luogo, è stata considerata un bene secondario, quindi non è stato presidiato il diritto alla proprietà privata, in questo caso a disporre della propria casa: tutti i governi precedenti a questo e prima dell’arrivo del decreto sicurezza, hanno accettato le occupazioni abusive e le hanno trascinate per anni, rendendo un fatto normale che i proprietari non potessero riavere indietro ciò che è loro, e magari fossero costretti a vivere nel disagio, perché per lo più non si tratta di persone che hanno ville sparse ovunque (fermo restando che in ogni caso prendere possesso di qualcosa che appartiene a qualcun altro è reato). Per costoro la casa è un bene da sacrificare sull’altare dell’accoglienza verso l’immigrato che spesso le case le occupa, del buonismo culturale oltre il quale la sinistra non è andata.

Il grande piano casa annunciato dalla presidenza del Consiglio, e confermato dal ministro Salvini, è il passo che ribalta quel paradigma culturale: la casa è il primo bene da difendere, il primo mattone per la costruzione di un avvenire per le famiglie normali, per i lavoratori, rappresenta l’abbozzo di una tutela del futuro degli italiani: in attesa dei dettagli operativi, non possiamo che accogliere questo ribaltamento con gioia.


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