Dall’Ucraina a Gaza, Trump è il mazziere del mondo
Giovanni Sallusti · 8 Agosto 2025
Cari ascoltatori, i giornaloni anche stamattina hanno rimosso una realtà eclatante, anzi l’hanno come solito ribaltata, quindi ci tocca ribadire l’evidenza: il grande gioco mondiale si sta svolgendo al tavolo di Donald Trump, con le regole di Donald Trump e, lentamente ma inesorabilmente, nella direzione tratteggiata da Donald Trump. Le novità di queste ore sui fronti più caldi stanno aprendo prospettive che si inseriscono perfettamente nella visione del presidente Usa, al di là delle intemperanze linguistiche, delle fughe in avanti, delle modalità formali del personaggio.
La prima notizia è che ci sarà a breve un incontro sul dossier russo-ucraino fra Trump e Vladimir Putin, i due staff stanno lavorando alla data e ai dettagli operativi. Questo da un lato dimostra che per quanto accidentato, e anche ostacolato da un incaponimento irrazionale di Putin, lo schema del deal, della pace attraverso la forza resta l’unico percorso credibile (Trump ha tra i suoi riferimenti storico-politici il presidente repubblicano d’inizio Novecento Theodore Roosevelt, autore del famoso aforisma “sii sempre sorridente con tutti, ma sventola sempre un nodoso bastone”).
Dopo la fornitura del sistema antiaereo Patriot e di mezzi e tecnologie militari statunitensi, dopo l’inasprimento delle sanzioni primarie e l’implementazione delle sanzioni secondarie – molto dannose per la Russia perché colpiscono chi commercia con Mosca – insomma dopo il nodoso bastone, Trump ha stanato lo zar. Non sarà un incontro meramente formale, sarà preparato da step di preaccordo: quanto sarà soddisfacente il bilancio finale lo vedremo, ma di certo questo è l’approccio, non ci sono alternative. Oggi l’Europa, i leaderini europei, i Bonaparte immaginari e i cancellieri tedeschi in vena di riarmo sono solo comparse, nel gioco globale contano zero.
L’altra notizia di queste ore è che Benjamin Netanyahu ha sdoganato l’occupazione totale di Gaza da parte di Israele, con l’obiettivo dell’eradicazione totale di Hamas. Ovviamente Netanyahu non può aver fatto questo passo senza il beneplacito americano, ma ha fatto filtrare un dettaglio che mostra come anch’egli si muova nel solco tracciato da Trump: l’esercito israeliano non ha intenzione di occupare Gaza in modo permanente, e ne cederà il controllo a truppe arabe. Se qui in Occidente non fossimo tutti obnubilati da concetti ideologici come il genocidio, vedremmo quanto la notizia sia importante.
Israele si appresta a invadere Gaza e a farla finita con Hamas, poi cederà il controllo ad altri Paesi arabi che la condurranno verso un possibile buon governo, una pace, una nuova vita anzitutto per il popolo palestinese. Questa è proprio la linea di Donald Trump, il frutto del lavoro diplomatico nel suo recente tour presso le monarchie del Golfo, Arabia Saudita in primis: le ha coinvolte, le ha chiamate a prendersi una responsabilità nella ricostruzione di Gaza e nella tutela degli sfollati, a uscire dalla retorica sul dramma dei civili palestinesi, e a svolgere un ruolo attivo. C’era tutto questo dietro la metafora sicuramente molto semplicistica, molto trumpiana di Gaza come una riviera: un possibile futuro di sviluppo, gestito da una presenza araba.
Questi due dossier si stanno anche saldando in uno solo, perché l’incontro Trump-Putin dovrebbe avvenire negli Emirati Arabi o in Arabia Saudita, comunque in una monarchia sunnita del Golfo. Se al presidente Usa riesce il capolavoro di unire i focolai di crisi e condurli verso le soluzioni che lui ha sempre prospettato, farà del Medio Oriente un baricentro diplomatico, sdoganando l’ingresso dell’Arabia Saudita negli accordi di Abramo in un’opera di restyling geopolitico globale. La partita internazionale è sempre più al tavolo del mazziere: e il mazziere, piaccia o no, è Donald Trump.