Il 7 ottobre giorno della “resistenza” palestinese: schifo pro-pal all’università!
Giovanni Sallusti · 30 Settembre 2026
Il Cari ascoltatori, oggi siamo davanti a un enorme controsenso storico, morale, logico: una celebrazione del 7 ottobre con le parole d’ordine pro-pal. Anzi, con le parole d’ordine pro-Hamas, questa è la verità. Ci riferiamo all’incontro previsto il 7 ottobre alle 18.30 al campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino, organizzato dalla rete Torino per Gaza e dall’Associazione palestinesi in Italia. Questo incontro porta il seguente manifesto: “Tre anni dal 7 ottobre, 78 anni di resistenza” con il dibattito “Tre anni di genocidio, tre anni di resistenza. Il 7 ottobre è quindi uno spartiacque, senza ipocrisie, letto come episodio della resistenza palestinese contro degli oppressori. Vorremmo ricordare questi oppressori: neonati messi nei forni, bambini decapitati, donne seviziate, amputate, famiglie legate tra loro cui è stato dato fuoco nelle loro case, ragazzi che stavano ballando a un incontro musicale su cui sono planati gli sgherri di Hamas che hanno sparato a tutto quello che si muoveva, la caccia all’ebreo in quanto ebreo.
È stato, tecnicamente, il ritorno del pogrom nelle vicende umane, e costoro lo presentano come un episodio di resistenza, peraltro violentando la parola “resistenza”, il cui autentico universo simbolico è proprio il contrario di quel terribile momento: vorremmo avvisare i galantuomini estremisti di Torino per Gaza e dell’associazione palestinesi in Italia (e anche i frequentatori dei salotti torinesi che li coccolano), che gli sgherri macellai di Hamas, protagonisti del 7 ottobre, nei loro ritrovi fanno il saluto nazista.
Hamas ha un obiettivo che Goebbels e Hitler avrebbero sottoscritto con piacere: la cancellazione dello Stato degli ebrei. Il pogrom del 7 ottobre ha cancellato esseri umani ebrei colpevoli di essere tali, entrando nei kibbutz, nelle camere da letto dei bambini, inseguendo le donne, violentando e squartando. Ma a questi accadimenti costoro accostano la parola resistenza, insozzandola orribilmente. Ricordiamo che l’Associazione palestinesi in Italia è presieduta da Mohammad Hannoun, ora in carcere, accusato di essere uno dei perni di finanziamento della rete di Hamas, nonché il riferimento di questa organizzazione nazi-islamista in Italia.
Noi siamo garantisti, ma forse non è stata un’idea brillante organizzare per il 7 ottobre un evento che coinvolge l’associazione di Hannoun, il quale giustificò perfino l’esecuzione di palestinesi a Gaza perché erano dissidenti da Hamas. Nel gruppo Torino per Gaza ci sono anche altri galantuomini, per esempio quelli di Askatasuna, il che dimostra per l’ennesima volta la saldatura tra mondo antagonista e mondo pro-pal. Peggio, tutto questo è anche agenda nel campo largo, che quando presenta Francesca Albanese come madonna pellegrina mostra di subire in pieno i programmi di costoro.
La rettrice dell’Università, Cristina Prandi, ha detto che l’evento non è autorizzato e si è fortemente dissociata: ne prendiamo atto. Facciamo però notare che da anni all’Università di Torino spadroneggiano i collettivi, queste reti che cavalcano antagonsimo ed estremismo, e non è la prima volta che occupano luoghi dell’Ateneo per fare quel che gli pare. Se poi quel che gli pare è vendere il 7 ottobre come resistenza, invertire le vittime e i carnefici di quel giorno e giustificare il primo pogrom nella storia dopo l’Olocausto, allora le parole non bastano più, nemmeno quelle della rettrice: per cui speriamo e crediamo che passi all’azione e che quell’incontro non venga tenuto.