Ranucci dadaista: “La gente soffre fisicamente per me”
Giovanni Sallusti · 25 Settembre 2026
Cari ascoltatori, non vorremmo essere fraintesi, siamo assolutamente solidali con il detto che non si spara sulla croce rossa, non ci si accanisce davanti a una situazione di difficoltà conclamata. Quindi oggi non parliamo di una questione di merito, nel dibattito politico-giornalistico, dove dovrebbe valere quel detto. Però non possiamo non ammettere di subire una fascinazione sotto il profilo letterario, artistico, psicologico, extra-merito, per le ultime dell’immarcescibile Sigfrido Ranucci.
L’antefatto è che Ranucci aveva subìto un attentato da parte del suo amico Valter Lavitola, il quale lo stava spingendo a esplorare l’ipotesi di Sigfrido presidente del Consiglio, per la qual cosa erano stati coinvolti come consulenti perfino Stefano Cappellini, direttore di Repubblica, e Paolo Mieli, quello che ha recentemente detto che dobbiamo tutti imparare l’arabo per integrare in Italia quelli che parlano arabo.
Insomma, fatto sta che Ranucci ha prodotto nuove perle durante la presentazione del suo libro “Il ritorno della casta”, già questo un gioiello di originalità. Ecco a voi: “Vedo molta gente che prova del dolore fisico nel vedere quello che mi è successo, però io combatto anche per loro”. Cioè lui si imbatte quotidianamente in persone che si contorcono per strada straziate da quel che gli “è successo”. Cioè aveva un amico un po’ particolare che per fargli un favore gli ha messo una bomba: cosa che, a dire la verità, non spiega il malore collettivo di cui parla. Continuiamo: “Che ne sarà di Report? Ha una squadra e io spero che il meccanismo di questa squadra continui a essere difeso”. Come no, siamo certi del suo tifo sfrenato per la nuova stagione del programma…
Ranucci è anche meditabondo, ripiegato come quelli che soffrono fisicamente per lui: “Siamo davanti a una società malata, impazzita che deve punire la mia storia. Deve distruggerla. Una società che deve punire chi ha lavorato al mio fianco”. E qui si ricomincia con il complottone, non lo sfiora il pensiero che essere un filo più prudenti nella scelta delle frequentazioni avrebbe aiutato, e forse sarebbe ancora al desco di Report.
Arriviamo al climax: “Landini oggi ha detto che l’attacco alla libertà di stampa è un attacco alla nostra Costituzione. Io a tal proposito ho aperto il mio nuovo libro con una lettera di scuse alla Costituzione, perché secondo me abbiamo perso negli anni quei diritti per i quali i nostri avi e i nostri genitori hanno anche perso la vita per ottenerli”. Sorvoliamo sulle precettibili vibrazioni dell’italiano, e anche su Landini che, come suo solito, parla di tutto tranne che di lavoro: qui la questione è che Ranucci chiede scusa alla Costituzione, e ci pare sottintenda che ora che non conduce più Report nessuno difende più né lei né il suo spirito, cosicché i suoi valori sono destinati a tramontare.
Siamo ammirati dall’arte, dall’avanguardismo, dal dadaismo di quel che dice Ranucci, ma non possiamo spingerci molto oltre, perché non abbiano gli strumenti clinici per indagare più in profondità la psiche umana, possiamo solo riferire con stupore sincero le sue parole. Le quali continuano a fluire per informarci che nel libro si parla di “diritto all’uguaglianza, all’inclusione, alla cura, all’informazione, all’istruzione, al lavoro, alla sicurezza sul lavoro”. Infine, “secondo me il referendum sulla magistratura non è altro che un tassello del nuovo ordine mondiale che, dopo aver disgregato il diritto internazionale, sta cercando di indebolire il singolo diritto nazionale attraverso delle leggi e anche cercando di comprimere la libertà di stampa”. E qui ricompare un altro segmento del complottone, una specie di Spectre, una piovra delle destre mondiali che, dopo aver abolito il diritto internazionale, ha imbastito un referendum (che ha perso, quindi sarebbe una Spectre da due lire) per indebolire il diritto nazionale.
Che dire? Non abbiamo parole che possano inseguire le vette ranucciane, dalla gente che soffre fisicamente per lui alle scuse alla Costituzione in pericolo perché lui non conduce più Report, alla Spectre delle destre con i relativi complotti. Applausi a scena aperta.