No burqa a scuola e tetto agli stranieri: è integrazione. Sennò è resa

· 21 Settembre 2026


Cari ascoltatori, si mena un grande scandalo in queste ore, sui media e nel dibattito, per due idee di buonsenso liberale lanciate da tempo dal ministro Giuseppe Valditara e ribadite ieri da Giorgia Meloni: un tetto massimo del 30% di alunni stranieri nelle classi, soprattutto per consentire un efficace insegnamento della lingua italiana, e il divieto alle minorenni di indossare il burqa islamico.

Questo è buon senso di base, e di fronte tutti gli scandalizzati la domanda che facciamo è se vogliamo l’integrazione o la sostituzione culturale. Badate, “culturale”, non “etnica”, aggettivo che indicherebbe una categoria razziale che ci fa orrore e non spiega niente della realtà, né del rischio esistenziale per le nostre società. Come ha fatto notare sul palco di Pontida Riccardo Molinari, non siamo in una birreria di Monaco degli anni 20, siamo nel 2026 in Italia e il pericolo è la sostituzione culturale.

Con le due misure promosse da Valditara e ribadite da Meloni si combatte anzitutto il livellamento didattico verso il basso, cioè una discriminazione degli alunni italiani e un’inefficacia nei confronti degli alunni stranieri, rispetto ai fondamenti della convivenza civile, della formazione per tutti. E il no radicale al burqa islamico nelle nostre aule impedisce che si lasci entrare nelle scuole un’idea della donna e dell’essere umano antitetiche ai valori costituzionali, alle leggi ordinarie e anche alla cultura cristiana, liberale e occidentale, che vogliamo invece preservare.

Se non venissero attivati questi due provvedimenti, le conseguenze le possiamo già vedere, per esempio, in quel che succede a Mestre, alle porte di Venezia, dove in una città importante nelle prime classi della scuola primaria le iscrizioni di studenti italiani sono nell’ordine delle unità; oppure a Monfalcone, dove su 734 iscritti, 560 sono stranieri. Sia a Mestre sia a Monfalcone, e in un sempre maggior numero di istituti sparsi sul territorio nazionale, è in corso un cambiamento culturale: ragazze e bambine con il velo, anche integrale, che rende impossibile il riconoscimento del volto, sdoganando un’idea di donna, di ragazza, di bambina senza più un’identità, senza la possibilità di vivere da libero individuo, ma solo da essere umano di serie B, perché questa è la cultura del velo islamico, questa è la sharia.

E il fatto che gli studenti italiani nelle classi siano sempre meno non è una questione di bilancino etnico e quantitativo: è un cambiamento nel paesaggio antropologico, nei riferimenti culturali, cioè uno snaturamento della nostra identità. È il grande tema che sollevò Oriana Fallaci oltre vent’anni fa e quando parlava del rischio Eurabia: la scomparsa dell’Europa occidentale, del libero individuo, della laicità dello Stato, della parità tra uomo e donna.

Ecco la posta in gioco quando parliamo di tetto agli studenti stranieri, nell’interesse in primo luogo proprio degli studenti stranieri, e di no al burka: noi vogliamo l’integrazione, ma nella nostra società, nella nostra cultura, nei nostri valori e nelle nostre leggi. Se si sdogana la sharia e le sue regole, non è più integrazione, è resa multiculturale, ovvero sottomissione. Di “Sottomissione” ha parlato con grande efficacia Michel Houellebecq, e se non avete letto il libro vi spoileriamo che non finisce benissimo…


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