La lezione di democrazia della Lega a tutti i soloni

· 21 Settembre 2026


Cari ascoltatori, è molto divertente leggere i giornali di oggi, e soprattutto i giornaloni che a Pontida si sono recati con l’articolo in testa già apparecchiato con tutti i soliti giudizi-pregiudizi. Poi però gli è scoppiato in mano, perché a Pontida c’è stato un colpo di politica, una sparigliata che nessuno, tantomeno costoro, si aspettava. Avevano già pronta la manfrina della Pontida del folclore, ovviamente con disprezzo classista nei confronti di un momento autenticamente comunitario e popolare (la Lega è forse l’ultimo partito con un simile radicamento, capace di esprimere queste liturgie popolari); e avevano pronta da raccontare anche la Pontida delle liti e delle tensioni, con assai poca cognizione di causa.

E invece è accaduto l’imponderabile: la convocazione da parte di Matteo Salvini di un congresso straordinario, i cui dettagli verranno discussi nel Consiglio federale di oggi. È l’elefante nella stanza, il secondo congresso in due anni: sarà una favolosa lezione di democrazia, da parte di quel partito che appunto nel “demos”, il popolo, è ancora calato, ai soloni che sono invece calati nel palazzo della politica o nelle loro redazioni.

La Lega è oggi il partito con più storia nell’agone politico italiano, ed è nato proprio per intercettare un’invocazione, un’istanza radicata nei territori, a partire da quelli del nord e poi via via fino al sud: mettere in discussione l’apparato centralista e statalista che soffoca le realtà regionali, le comunità, le imprese, gli individui. Oggi, come ha precisato Salvini sul palco, tutto questo non può che declinarsi anche in una battaglia contro il moloch eurocratico, il “superstato” annidato a Bxuxelles di cui Margaret Thatcher ci aveva avvertito, dirigista, burocratico, pernicioso per le economie degli Stati. Ieri la sintesi del segretario è stata: autonomisti in Italia, sovranisti in Europa.

In un partito autentico, quando da un lato emergono criticità, come in questo momento storico, e dall’altro lato vengono alimentate tensioni strumentali dai nemici della sua storia, si convoca il momento per eccellenza, il più sincero: il congresso. È anche una lezione alla politica odierna, perché la Lega è il contrario della liquidità postmoderna, delle consultazioni sulle piattaforme online, facilmente manovrabili. Perfino il Pd ha rinunciato alla storia della sinistra, al radicamento popolare e ai suoi riti.

Il congresso è un momento critico e creativo, è l’abc della politica: chi ha idee, anche alternative, le porta, si candida. Due congressi in due anni: nessuno può dare lezioni di democrazia alla Lega, figurarsi i soloni.


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