La Boccia che inguaia Ranucci è meglio dei Vanzina

· 18 Settembre 2026


Cari ascoltatori, dobbiamo dirvi che Enrico Vanzina (l’unico in vita dei due fratelli registi), pur nelle sue vette di genere, non ha mai raggiunto il livello della scena raccontata oggi da Libero: il bacio “fatale” fra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia, emerso dalle carte dell’inchiesta sul finto attentato ordito da Valter Lavitola. Lei la ricordiamo per l’affaire con l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che tenne banco sulle cronache per varie settimane. Ecco, ci risiamo, con il bacio Ranucci -Boccia che si incunea nella vicenda dell’attentato, segnando un nuovo primato di comicità.

Scrive Libero, infatti, che a rivelare questo aneddoto è stata Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, la quale sabato scorso è stata sentita in un’audizione fiume di dieci ore. Era il momento in cui Lavitola stava mettendo a punto – con Stefano Cappellini, oggi direttore di Repubblica, e la supervisione di Paolo Mieli, ex direttorissimo del Corriere della Sera – il sondaggio per testare un possibile gradimento di Sigfrido Ranucci come leader politico (e pensate al rischio che avrebbero corso questi due direttori/direttorissimi dell’area di centro-destra se fossero stati coinvolti in una scena del genere: la loro carriera sarebbe stata archiviata di colpo).

Ma, mentre si imbastiva seriamente questo sondaggio, è successo che, ha raccontato la Potenza, “a inizio maggio Valter è rientrato a casa dopo mezzanotte ed era proprio furioso, era come una belva. Ho chiesto che cosa fosse successo e lui mi ha risposto: questo scemo non può più essere candidato, ci hanno fatto vedere una foto in cui Sigfrido si bacia con la Boccia”. Questo è vanzinismo puro, uno immagina questi personaggi incarnati da Christian De Sica, Massimo Boldi, la classica belloccia che c’è in tutti i cinepanettoni. Maria Rosaria Boccia, fra l’altro, è stata una fonte del lavoro giornalistico di Report, legittimo anche se un filino unidirezionale contro il ministro Sangiuliano. E sul rapporto professionale con Ranucci lei ha appena scritto anche un libro: “Guai a chi lo tocca: io, Sigfrido e le tempeste”.

Il servizio su Libero di Giacomo Amadori leggetelo, è sommamente istruttivo, perché va a stanare il fossato tra la retorica e la realtà. Nella retorica Sigfrido Ranucci è il giornalista d’inchiesta che incarna la crème giornalistica del Paese. Nella realtà era oggetto di questo progetto politico di Lavitola, che è saltato per colpa di una foto in cui pare abbia baciato la Boccia. Questo è lo stato del dibattito italico, con tanti saluti, affettuosi, a Enrico Vanzina.


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