Revolut insegna: la privacy non esiste più

· 22 Settembre 2026


Nella nostra rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra questi, Tognini analizza il furto dei dati personali di quasi 700 clienti di Revolut. Gli hacker si sono serviti di una email istituzionale compromessa appartenente a un’istituzione italiana per truffare l’azienda di servizi bancari del Regno Unito.

Bisogna registrare il fatto che oggi, per far avanzare e eliminare la burocrazia, si utilizzano queste app che dovrebbero certificare l’identità, creando un sistema che non è a prova di hacker. Nel momento in cui immettiamo i dati personali, gli hacker – volendo – hanno tutto per potere, per esempio, aprire un altro conto corrente e farvi transitare soldi illeciti ovunque a nome di un’altra persona per poi ospitare traffici illeciti di ogni tipo: dal terrorismo al traffico di droga eccetera.

Questo non significa essere contrari al progresso, ma è capire come forse la tanto citata privacy che noi chiediamo, in realtà già da qualche tempo non esiste più, la privacy vera non esiste più, anche per “colpa” delle applicazioni di tracciamento sul telefono. Infatti oggi in qualsiasi caso giudiziario si guarda subito il cellulare delle persone. Il tutto in una società che rischia veramente di mettere tutto in piazza. Quindi forse una riflessione dovrebbe essere fatta: di non entrare in troppe app e di cercare di contenere queste cose come di contenere magari la presenza sui social, soprattutto per i minori.


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