La lobby dei medici pro-immigrati: “Facciamo il culo agli sbirri”!

· 17 Settembre 2026


Cari ascoltatori, stamattina dobbiamo parlare dell’inchiesta clamorosa della Procura di Ravenna (di cui i giornaloni parlano poco volentieri), che, secondo l’ipotesi accusatoria, pare aver scoperchiato un grave vulnus per la democrazia: un sistema parallelo nella sanità nazionale, composto soprattutto da medici, per impedire il trasferimento degli immigrati clandestini nei centri di permanenza per i rimpatri.

Tutto questo abusando delle certificazioni sullo stato di salute dei migranti Sono stati perquisiti 23 medici, uno di questi è stato indagato e e forse ce ne sono altri. Al di là del percorso giudiziario (sul quale siamo garantisti), sono istruttive alcune intercettazioni di conversazioni tra questi medici, pubblicate da qualche giornale, dalle quali traspare uno spaccato inquietante: esiste un parastato che contrasta i tentativi del governo di gestire il fenomeno dell’immigrazione clandestina.

Sono interessanti soprattutto i toni di queste conversazioni: alcuni di questi soggetti si scrivono “altre due non idoneità da Ravenna”, e l’altro replica “grandissimi”. Un medico chiede “se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura”. E se c’è una mappatura, vuol dire che c’è un sistema, che l’esame della salute dei migranti non è caso per caso secondo coscienza professionale, la mappatura deve avere uno scopo, e così ci si allontana dal giuramento di Ippocrate.

L’ipotesi investigativa, tutta da verificare, parla di associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati utilizzati per impedire rimpatri: in pratica un’operazione di contropolitica nei confronti di chi è deputato a farla. Nelle chat, oltre al linguaggio e i toni, emergono anche gli pseudovalori di queste persone. Il filone prende il via da un altro precedente, quando per le dottoresse Anastasia Zoffoli, Elisa Vanino e Marta Zatti il gip aveva disposto dieci mesi di interdizione dall’esercizio della professione sanitaria. Una di queste dottoresse, in una chat Nicola Cocco, il medico che parlava di mappature, riferisce del suo interrogatorio in Questura e dice “gli facciamo il culo a ‘sti sbirri maledetti”, e Vanino risponde con un pollice alzato. Non stiamo parlando di antagonisti di Askatasuna, sono medici. In un’altra chat si racconta che la polizia vuole verbalizzare il caso di una persona dichiarata non idonea all’espulsione: “Ma perché, se non sta bene?”. Il medico risponde “è una questione etica per me, è in corso una campagna di Geraci che alcuni di noi abbracciano”. Si tratta di Salvatore Geraci, che lavora nella medicina delle migrazioni, impegnato proprio in una campagna politica sul no-Cpr.

Ora, essere contrari all’istituto del Cpr, manifestare pubblicamente il proprio dissenso e organizzare iniziative associative e politiche, sono libertà costituzionali inviolabili. Ma se da qui discende che quando poi faccio il medico adeguo il risultato delle mia visite alla mia ideologia contra legem, cambia tutto.

Altro messaggio: “Tutti noi siamo per non firmare quando ci portano le persone per il Cpr”, “piuttosto che mandare uno in un Cpr mi faccio radiare”. Pare di essere davanti a un parasatato gramsciano, cioè pezzi di Stato, persone che lavorano per il sistema pubblico, che agiscono per ideologia in contrasto con il governo e le sue legittime direttive politiche, votate dal consenso popolare. Il tutto condito con quella frase da commedia pecoreccia, “gli facciamo il culo a ‘sti sbirri maledetti”. Sì, il sistema sembra proprio malato…


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