Senza woke la sinistra non esiste
Alessandro Gnocchi · 29 Agosto 2026
In questa puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi ricapitola la questione della cultura woke, che è stata ripudiata negli ultimi giorni negli Stati Uniti d’America dall’esponente dem Alexandria Ocasio-Cortez.
Questa variante del politicamente corretto e del multiculturalismo aveva preso il via negli atenei americani, con risultati deprimenti per la ricerca quando ad avere il sopravvento su tutto (soprattutto sul buon senso) è stato il settore degli studi anticolonialisti. Il tema si è tramutato via via in una cultura della cancellazione: tutto ciò che si è posto contro le minoranze va cancellato dalla storia. Al punto da spingersi a voler abbattere la statua di Cristoforo Colombo.
La cultura woke, quindi, ha dato più importanza al linguaggio che ai fatti concreti: secondo il modus operandi dei seguaci sarebbe bastato mettere la “schwa” o introdurre le quote rosa per portare la parità tra i sessi. Il bello della vicenda è che gli stessi alfieri di questa cultura ne hanno sentenziato recentemente la fine (noi siamo perfettamente d’accordo, ma lo sapevamo fin dall’inizio…).
Il primo libro che ha fatto a pezzi il politicamente corretto è stato scritto dal critico d’arte australiano Robert Hughes, e s’intitola “La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto”. Un testo visionario, che all’inizio degli anni Ottanta aveva già capito dove saremmo arrivati. In Italia è stato pubblicato con un po’ di ritardo da Adelphi. Nel nostro Paese è stata rilevante Ida Magli: più volte ha spiegato che ‘il ‘politicamente corretto’ ‘significa ‘corretto dalla politica e per i fini della politica’.
Adesso per la sinistra sorge un enorme problema: avendo già rinnegato tutte le battaglie del passato – la questione sociale e la lotta di classe in primis – che cosa le è rimasto da proporre? Una volta archiviati i temi legati al lavoro e compreso che i diritti individuali non hanno senso se non sono inseriti in una cornice sociale, ai progressisti non rimane più niente, se non (al massimo) portare avanti riforme poco significative e comunque all’interno del sistema capitalista.
Ma che la sinistra – intesa come forza in grado di proporre una rivoluzione e un cambiamento dell’ordine economico – non esista più deve essere considerato un male anche per la destra: la quale – senza avversari – a rischia di andare anche lei fuori dai binari senza che nessuno possa più correggerle il tiro. Comunque, è fatta: il dibattito sul woke ha fatto sì che la sinistra non rappresenti più niente e nessuno.