“C’è un piano globale delle destre contro di me”. Sigfrido, ma sei serio?
Giovanni Sallusti · 19 Agosto 2026
Cari ascoltatori, tocca ripescare il detto latino ‘errare humanum est, perseverare autem diabolicum’, precisando che delirare è ancora peggio: con sprezzo del ridicolo, oggi Sigfrido Ranucci ha rilanciato parlando a Repubblica, i cui cronisti lo avevano seguito alla presentazione di un suo libro a Lavarone. Ebbene, Ranucci non ha optato per il silenzio o la sobrietà, ma ha preferito la concione sermoneggiante condita con il complottismo, ovviamente contro di lui, contro il giornalismo indipendente e contro la magistratura: una percezione di sé sempre più da copione dei Vanzina.
Leggiamo il virgolettone con cui Repubblica apre questo colloquio: “Un mandante sopra Valter Lavitola? Mettete in fila tutti i nomi e capite chi è, o meglio chi sono”. Quali sarebbero i nomi? Li faccia, oppure taccia. Sembra evocare Pasolini quando disse ‘io so ma non ho le prove’, e già lui non era sostenibile, figurarsi Ranucci. Il quale riprende: “C’è una chiara regia nella manovra della comunicazione successiva alla bomba contro di me: un piano globale, con noti terminal interni nell’informazione controllata dalla destra italiana”. Insomma è convinto che ci siano teste d’uovo che pensano a lui tutto il giorno, al punto di ordire trame ‘globali’; anzi, le centrali di questo complotto sarebbero le testate giornalistiche di centrodestra, che, lo possiamo assicurare, purtroppo per lui pensano a tutt’altro, tipo fare giornali.
“L’obiettivo è la delegittimazione della magistratura e del giornalismo indipendenti”, e, qui bontà sua, ci ha risparmiato la nota modestia con cui si è già paragonato a Falcone, Borsellino e Aldo Moro, limitandosi a tutto il giornalismo indipendente e a tutta la magistratura. Ma qual è l’obiettivo del complottone? “Arrivare a una democrazia della sorveglianza fondata sull’allarme sociale: disegno trumpiano, che però guarda caso riprende il piano di Licio Gelli e della P2”.
E qui barcolliamo increduli: ci mette dentro Trump, perché il puzzone sorvegliatore d’oltreoceano in questi menù funziona sempre, e a Ranucci e agli altri giornalistoni d’inchiesta italiani non gliela si fa. Come si fa a non ridere, quando poi poi emerge l’altro sempreverde, l’accoppiata Licio Gelli-P2 centrali dell’informazione controllata dalla destra?
Le ipotesi sono due: o Ranucci crede a quello che ha detto a Repubblica, e allora con il cuore in mano, nel suo interesse, non rimane che l’ambulanza e le cure del caso. Oppure, diciamolo in romanesco, ce sta a percula’, perché è stato smascherato il fossato fra la retorica sul giornalismo d’inchiesta che difende la libertà, e il quadro di sottopotere romano che andava maldestramente in scena davanti a un’impepata di cozze nel ristorante di Lavitola: quindi la butta sul rilancio, sull’inverosimile, tanto qualcuno ci crederà.
Qual qualcuno non siamo noi. Sigfrido no, non sei il giornalismo indipendente, non sei la magistratura, non c’è un complotto globale che va da Trump a Licio Gelli passando per i giornali di Angelucci o per Radio Libertà: la tua è solo una collezione sempre crescente di figure di palta.