Il caos selvaggio di Ceuta: ecco l’Europa che piace alla sinistra

· 17 Agosto 2026


Cari ascoltatori, ci sembra che Ceuta sia ormai diventata, da lembo che era di terra europea in nord Africa, un esperimento di laboratorio, un racconto anticipatore, una vera exclave ideologica dell’accoglienza a prescindere, del multiculturalismo tout court e della demonizzazione della frontiera. Così tutta la piattaforma progressista, che tra l’altro presta il fianco ai peggiori oscurantismi, è riassunta dal governo Sanchez (signori che secondo i sondaggi spagnoli se oggi si votasse perderebbero). Tanto che la fotografia della situazione è stata scattata da El Paìs, un quotidiano storicamente di area progressista, tipo Repubblica. Il racconto che si legge ritrae un territorio fuori controllo: sale di pronto soccorso paralizzate dall’afflusso di migranti, focolai di tubercolosi e di gastroenterite, la ministra della Salute contestata dalla popolazione per la grave crisi sanitaria, accampamenti in cui la gente dorme fra escrementi e urina, militari che rincorrono bande più o meno improvvisate di giovani migranti, psicosi tra i residenti per l’aumento della criminalità. Ammettendo l’aumento della criminalità, El Paìs mostra che non si tratta di psicosi ma di una reazione, è esasperazione.

Il governo spagnolo tenta ancora di minimizzare: sostiene che sull’isola ci sono ancora 5mila migranti, mentre il governo locale parla di 8-1 mila, il doppio. I supermercati sono presidiati dai militari per evitare l’assalto di bande più o meno improvvisate di immigrati, ci sono già state state almeno 6 denunce di violenza sessuale su ragazze migranti, anche loro esposte a qualunque abuso: un dramma nel dramma, tant’è che si sta cercando di separarle per difenderle dai loro stessi compagni di migrazione. Tutte sottotragedie della tragedia principale, che è l’ideologia progressista: non è neanche più una previsione di sottomissione in stile Michel Houellebecq, è una realtà presente.

Il governo spagnolo, di fronte all’enormità del collasso di Ceuta ormai ridotta alla guerriglia urbana, con enorme ritardo ha dovuto mandare l’esercito a respingere i migranti (cosa che peraltro dubitiamo farebbero Schlein e Conte se fossero nelle stesse condizioni). Ma sono le sue politiche il problema, la sua impalcatura ideologica che si è materializzata nel dramma di quest’isola, i cui residenti parlano di invasione, e che lo sia è un fatto, se una cittadina di 80mila abitanti è invasa da 80mila migranti, un rapporto di uno a uno.

Inoltre, come già ampiamente riportato, in questo mare di immigrati c’è il concreto rischio di veder passare cellule di quel club di galantuomini che è Hamas. Questa è l’Europa che piacerebbe a loro, o è un risultato involontario delle loro politiche basate sulla negazione di alcuni assiomi della convivenza civile, che allora andrebbero ripristinati: migrare è un diritto, ma è un diritto regolamentato, non assoluto, non si può migrare contro la legge e senza documenti, non esiste l’asilo a prescindere, come invocano in queste ore, anche sobillati dalle ong, i marocchini e i subsahariani di Ceuta: c’è l’asilo per chi ne ha il diritto, il presidio della frontiera esiste, ma queste ovvietà che stanno alla base della convivenza civile occidentale sono esattamente quello che la sinistra vuole abbattere. Il risultato lo abbiamo tutti sotto gli occhi, a Ceuta, ognuno ne tragga le sue conclusioni.


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