Lepore invoca istituzioni “unite contro i violenti”: quindi si dimetta

· 24 Luglio 2026


Cari ascoltatori, nel pieno possesso delle nostre facoltà mentali, questa sera siamo perfettamente d’accordo con Matteo Lepore, sindaco di Bologna. Ecco che cosa ha detto: “Le istituzioni che si attaccano a vicenda danno forza a chi si oppone a esse. Io continuo a mantenere la mia linea: le istituzioni devono essere unite davanti alle tragedie e devono isolare i violenti”. E qui stra-sottoscriviamo le sue parole, che sono esattamente il motivo per cui si deve dimettere.

Se infatti prendiamo sul serio queste esternazioni, Lepore o soffre di una forma di dissociazione cognitiva, oppure, come dicono a Roma, ‘ce sta a cojonà’, perché se per un secondo dicesse le stesse cose guardandosi allo specchio dovrebbe abbandonare subito lo scranno da primo cittadino. Vi rendete conto? Lepore è il sindaco che una manciata di minuti dopo il fattaccio, cioè la morte di Fakir – la quale al netto della tragedia non ha ancora oggi una causa certa – ne ha fatto una implicita ricostruzione ideologica, convocando una manifestazione-lampo al grido di “giustizia per Fakir” e definendolo “vittima” in tv, sottintendendo così che dev’esserci un carnefice.

E quel carnefice chi mai sarebbe, visto che a intervenire sono state le forze dell’ordine? Questa è una postura da centri sociali, che in effetti sembrano essere il core business della sua narrazione. Peggio ancora, il giorno dopo le devastazioni urbane avvenute come articolazione della ‘giustizia per Fakir’, ha ribadito che se non si farà chiarezza, se lo Stato non farà il proprio dovere, ci saranno altri disordini.

Ne è sicuro? Allora che cosa sa? Che cosa insinua? Il primo ad allargare il fossato tra istituzioni a Bologna è stato proprio lui, il sindaco di Bologna: un fossato simbolico, linguistico tra il primo cittadino, la giunta della città e le forze deputate a tutelare l’ordine pubblico, a garantire la sicurezza dei cittadini. Ha parlato così in risposta ai rilievi del ministro dell’interno Matteo Piantedosi, che sul sindaco aveva detto “non dico che il sindaco debba chiedere scusa, ma prendere atto e fare una valutazione, visto che sono stati aggrediti poliziotti e sfasciati elementi di arredo della città”.

La replica di Lepore, “dico al ministro Piantedosi: attaccare me, attaccare i sindaci non risolverà alcun problema di ordine pubblico”, è un magistrale colpo da rigiratore di frittate e la negazione del principio di non contraddizione, al punto da ammonire il governo che le istituzioni devono stare unite e non attaccarsi a vicenda. Lui, che subito dopo gli scontri in piazza non ha dato alcun segno di solidarietà agli agenti feriti (salvo poi ravvedersi, spinto dalle polemiche) mentre è stato molto attivo sul fronte della famiglia di Fakir. Ovviamente è stato evento luttuoso che dispiace, ma più avanzano le indagini più sembra che non ci siano state colpe o lacune da parte della polizia, mentre Fakir purtroppo in quel momento aveva un atteggiamento minaccioso.

Il sindaco Lepre ha dato sponda immediata a una narrazione pesantemente anti-divise e ora dice che le istituzioni non devono contrapporsi: sindaco, lei ha perfettamente ragione, dia seguito alle sue dichiarazioni, si dimetta presto, la aspettiamo.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *





Ti Potrebbe Interessare


Radio Libertà

Background