Carcere più duro per Roggero: così è persecuzione!
Giovanni Sallusti · 24 Luglio 2026
Cari ascoltatori, è arrivata una notizia sconcertante, la si legge sul Giornale di oggi a firma di Luca Fazzo. Il titolo dice tutto: “Persecuzione infinita, ora Roggero rischia un carcere più duro”. Il gioielliere si è costituito a Bollate, che non è un paradiso, ma è un istituto penitenziario che ha connotati di umanità, decoro, rispetto della persona che non sempre si trovano in altre carceri. Ebbene, la permanenza di Roggero è a rischio: potrebbe essere destinato a una prigione più dura, come quella Cuneo, considerata un posto infernale.
Alla base di questa ipotesi ci sarebbe la sovraesposizione mediatica che la sua presenza sta portando a Bollate ma questa è una supercazzola totale: infatti il carcere di Bollate ospita molto spesso detenuti all’attenzione dei media, per esempio Massimo Bossetti, o fino a poche settimane fa Alberto Stasi. Quindi chi ha in mente di fare questa porcata – scusate il termine tecnico – giustificandola con questo argomento, faccia il favore di rimuoverlo dal tavolo.
C’è un’altra chiave di lettura, sempre riferita da Fazzo: Bollate è un carcere dove, di solito, i detenuti approdano perché se lo sono meritato con anni di buona condotta e, dunque, Roggero non potrebbe starvi perché non possiederebbe tali requisiti. Peccato che il suo caso sia strettamente un’eccezione rispetto alla dinamica del reato e del detenuto canonico: il suo è un caso tipico di “summum ius, summa iniuria”, dove l’applicazione asettica e formalmente rigorosissima della legge, scissa dalla realtà umana, può produrre una somma ingiustizia.
Nessuno ci convincerà mai che l’ergastolo a quest’uomo (perché, alla sua età, questo è) abbia un senso in relazione all’uomo e a quello che è accaduto, oltre il codice penale. Chiedere la grazia non è uno scandalo, ma una battaglia di civiltà. Qualcuno non sarà d’accordo ed è giusto che in una libera democrazia il dibattito sia aperto, ma che si ventili addirittura l’ipotesi di mandarlo non solo all’ergastolo ma anche in un carcere più duro, a fianco dei peggiori criminali, non può che odorare di persecuzione.
Viene il sospetto che Mario Roggero sia metaforicamente nel mirino, dopo esserlo stato concretamente per anni dai rapinatori, che hanno aggredito e minacciato anche i suoi familiari e lo hanno tenuto in una condizione di minaccia permanente. Ecco perché, se fosse vero che qualcuno vuole trasferirlo in un carcere più duro, sarebbe persecuzione di Stato. E noi, da modestissimi ma accaniti liberali, diciamo: questo anche no.