Nessuna piazza per Monica, vittima “sbagliata”. La ricordiamo noi
Giovanni Sallusti · 23 Luglio 2026
Questa sera, Monica, ti dedichiamo il nostro pensiero, consci di quanto poco rappresenti rispetto alla concretezza tragica, immane e irreversibile di quel che è accaduto. Lo facciamo perché è l’unica cosa in nostro potere contro il silenzio, la vigliaccheria, contro un doppiopesismo che per noi è inaccettabile. Monica Esposito era una signora di 55 anni, residente a Nonantola, che non aveva alcuna colpa se non, il 16 maggio scorso mentre passeggiava in centro a Modena, di incrociare l’orrore nella sua forma pura, che ti travolge e ti uccide solo perché sei lì in quel momento.
L’orrore era la macchina, anzi no (ma per certo mainstream era la macchina), era l’uomo che guidava la macchina, Salim El Koudri, che quel giorno si lanciò a folle velocità mirando a falciare qualunque persona incontrasse, poi scese e cercò di accoltellare qualunque persona incontrasse. Monica è stata travolta, era tra i feriti più gravi ed è deceduta ieri: le sue condizioni erano apparse subito gravissime, hanno chiarito i sanitari, sono stati tentati tutti gli approcci medici possibili, ma non ha mai ripreso conoscenza.
Perché ti dedichiamo questa pillola dal nostro piccolo anfratto, Monica? Perché siamo di fronte al silenzio: tu sei la prima vittima di una tentata strage che non è più tentata, da parte di un signore che ha portato in Italia le modalità del terrorismo di matrice islamista che da vent’anni è una piaga in tutta Europa. Già per questo Monica è la vittima ‘sbagliata’, perché è la vittima di un’azione la cui natura non si è voluta ammettere da subito, che si è tentato di sminuire e confinare nel disagio psichico. È una vittima disturbante perché ci riporta a un’emergenza assoluta, il kit dell’orrore terrorista che è a disposizione anche delle menti labili, ma riconoscibile, replicato ovunque, ora anche in Italia.
Forse per questo Monica Esposito non ha avuto la visibilità e il cordoglio di altre vittime ugualmente tragiche, ma frutto di dinamiche diverse: tocca dirlo, non avrà alcuna piazza convocata da nessun sindaco, o segretario, o dirigente del fronte delle anime belle/progressisti/campo largo, non ci sarà nessun Lepore che convochi una manifestazione per chiedere giustizia per lei, come è accaduto per Fakir, vittima sì, ma di una dinamica differente.
Monica era lì per caso, non stava dando in escandescenze, non stava facendo violenza a nessuno, non era pericolosa, non aveva alcun precedente: stava vivendo da cittadina libera ed è stata travolta. Non si può fare una gerarchia delle vite, ma neanche al contrario: invece per Monica non ci sono stati titoloni a tutta pagina, la sua foto non è diventata virale, non se la sono rimbalzata ossessivamente quelli che urlano ‘restiamo umani’, ma restano umani solo davanti a certe vittime.
I tempi del percorso giudiziario per l’assassino di Monica si stanno già dilatando, ma il giornale unico progressista non sembra preoccuparsene; la perizia fantomatica che deve stabilire se El Koudri ha un problema psichico o meno continua a essere rimandata, ma non ci sono riflettori puntati. Monica era la vittima sbagliata perché non soddisfaceva il canone dogmatico del progressismo che il sociologo canadese Mathieu Bock-Côté chiama ‘utopia diversitaria’, cioè il culto dell’altro, del diverso, purché sia altro da noi, purché sia portatore di un’altra cultura, abbia altre caratteristiche, e non sia occidentale, europeo, ‘bianco’ come dicono lorsignori, perché i razzisti sono loro, quelli che fanno del colore bianco un criterio.
Ben che vada, la notizia della tua morte è finita in un articolo all’interno dei giornaloni seriosi, alla peggio in una breve in cronaca. Ebbene, noi ci ribelliamo a questo taroccamento perfino di un momento supremo e terribile come la morte, e ti dedichiamo, con la modestia delle nostre forze ma con sincerità assoluta, il nostro pensiero di questa sera. La tua morte non è e non dovrà essere dimenticata.