Roggero in carcere. Ma la giustizia è più del codice: grazia!

· 17 Luglio 2026


Cari ascoltatori, avete in mente l’immagine simbolo della giustizia, la dea Dike (appunto, giustizia) con in mano la bilancia? È un’icona classica e rappresenta tre caratteristiche fondamentali: l’equità, la ponderatezza e l’equilibrio del giudizio. Oltre alla tenuta formale del giudizio, aggiungiamo noi.

Circa un’ora fa Mario Roggero si è presentato alle porte del carcere di Bollate per iniziare a scontare la sua pena a quasi 15 anni. Mario Roggero ha 72 anni. È stato condannato per aver sparato a dei rapinatori che erano entrati nel suo negozio. Questi elementi devono rientrare, se parliamo non solo di tenuta formale, nei criteri di ponderatezza e di equilibrio: la storia umana conta. È una cosa affatto nuova, che viene detta ogni volta che protagonista di un reato è un migrante, un disagiato, qualcuno ai margini. Quindi la storia della persona deve contare anche nel caso di Roggero.

La storia di Roggero parla di sette rapine, molte di esse con violenza a lui e ai suoi familiari. Quest’ennesima volta la figlia aveva un coltello puntato alla gola, la moglie è stata presa a pugni. Lui è stato minacciato con una pistola, gli hanno anche fatto un conto alla rovescia. Questa è la storia, ed è la molla che ha fatto scattare la reazione di Roggero. Che è stato condannato non solo a 15 anni, ma anche a 780 mila euro di risarcimento ai familiari di questi galantuomini che erano andati a rapinarlo, usando violenza sulla sua famiglia.

Quando si è presentato a Bollate, il gioielliere di Grinzane, ha detto qualche parola coraggiosa, chiara: si è definito “pentito ma con il senno di poi, perché bisogna trovarsi in quelle situazioni. Il presidente Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato Nicole Minetti. Penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza”. In ballo c’è anche coscienza di tutti noi, non solo quella del presidente della Repubblica, l’unico ad avere il potere di decidere su una grazia che potrebbe sanare gli squilibri che secondo noi pesano su quella bilancia. E la coscienza di ciascuno non può non interrogarsi. Che Roggero entri a Bollate, da un punto di vista della pura, meccanica legalità non fa una piega: la sentenza è stata emessa in base a leggi dello Stato italiano, in base alle considerazioni tecnico-giuridiche dei giudici.

Ma sono considerazioni che possono essere discusse, anche solo perché le sentenze non sono un intoccabile sacro graal. Quindi, se teniamo in mano solo il codice, questa scena ha un suo senso. Ma se guardiano alla bilancia in mano alla dea della giustizia – con i suoi tre canoni di equità, ponderatezza ed equilibrio – allora i 15 anni, i 780 mila euro, la vita di fatto finita, il fatto che non veda più i suoi nipoti, compongono uno scenario che non tiene. Secondo un senso pieno, storico, filosofico, morale della giustizia questa sentenza non è giusta: per questo speriamo che l’unico che ha in mano la possibilità rimettere in equilibrio questa bilancia, il presidente Mattarella, conceda la grazia.


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