La pistola di Erdogan e la sparata di Bonelli

· 9 Luglio 2026


Cari ascoltatori, vi mancava il ciarliero Bonelli? Eccolo, con la sua ultima, imprescindibile polemica, questa volta sul regalo che il presidente autocrate Erdogan, al vertice Nato di Ankara, ha fatto ai leader dei Paesi che hanno partecipato. Un regalo effettivamente anomalo: una pistola con inciso il nome del leader destinatario e il relativo carico di munizioni.

Il regalo è certamente strano e noi non siamo per niente fan del sultano che vuole restaurare la potenza islamista ottomana, riportare la Turchia al periodo precedente la sua svolta laica. Tra l’altro al vertice si sono viste inquietanti evocazioni simboliche della stagione dell’impero ottomano, segnale di un problema per la Nato, perché l’alleanza che negli ultimi decenni ha garantito il mondo libero ora ha un partner non secondario – il secondo esercito dopo quello americano – che è un’autocrazia con velleità islamiste. Però non siamo neanche tanto isterici e politicamente corretti da lasciarci scandalizzare da una pistola, tanto più che la Nato è un’alleanza militare. Alcuni leader hanno lasciato il regalo in Turchia, altri, tra i quali Giorgia Meloni, se lo sono portati in Italia, facendo tutte le procedure e i controlli necessari.

La vera notizia segue la pistola, ed è la sparata di Angelo Bonelli, il quale ha visto un pertugio in cui infilare il suo comunicato di giornata, e magari anche un esposto a qualche Procura, al quale non sa mai rinunciare. Per ora ci ha regalato un’uscita di classico genere bonellesco: “Il gesto di Erdogan al vertice Nato non è folklore diplomatico, è l’immagine plastica di una Nato che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget fra i capi di Stato”. Oddio, per quanto Erdogan non ci stia simpatico, se la Nato non ha problemi con le armi da fuoco è un bene per la deterrenza… Ma continua Bonelli: “Il premier britannico Starmer ha avuto almeno la dignità istituzionale di lasciare l’arma in Turchia, dal governo italiano invece silenzio totale, nessuna dichiarazione, nessuna trasparenza su cosa sia stato fatto del regalo ricevuto dal presidente del Consiglio”, dopo di che arriva il climax: “È lo stesso silenzio che accompagna le scelte del governo Meloni sulla politica estera e sul riarmo”, non importa che, se c’è un tema su cui è impossibile che il governo venga accusato di reticenza, quello è proprio la politica estera. “Adesione al ricatto di Trump del 5% del Pil, aumento della spesa militare, nessun vero dibattito parlamentare sulle priorità strategiche del Paese”: tutto dimostrato dalla pistola di Erdogan, ovviamente.

Peccato che Meloni ad Ankara abbia portato una posizione diversa: il governo arriverà al 2,8 del Pil, con un aumento sicuramente sensibile, +0,7, che lei e altri esponenti del governo, Lega in primis, hanno chiarito non andrà a ripercuotersi su spese sanitarie o sociali. Un aumento che ha una sua fondatezza, l’alleanza non può più reggersi esclusivamente sul contribuente americano, ma che non è il 5% del Pil.

In pratica, il comunicato onirico di Bonelli con la pistola di Erdogan, il 5% del Pil, il silenzio di Meloni, è pura letteratura. Resta vero che il regalo è bizzarro e che la Turchia per la Nato è un problema, ma questo è un discorso serio. Bonelli, trattando i medesimi temi alla sua maniera, da inconsapevole commediografo, ci ha portato invece sul terreno del buonumore, con la sua sparata sulla pistola.


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