La coerenza del campo largo: si autocontesta in piazza
Marco Tognini · 9 Luglio 2026
Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra questi, Tognini parla dell’incredibile scena registrata nelle scorse ore a Napoli durante l’evento che avrebbe dovuto far partire in maniera (quasi) ufficiale la campagna elettorale unitaria dei partiti di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027. La cosa “simpatica” è capire se questo campo largo è così tanto largo, come loro vogliono farci intendere, oppure sta cominciando a diventare stretto a qualcuno.
Il problema per loro, infatti, è che se non ci sono i soliti argomenti in ballo – quindi lavoro, guerra, Gaza, e senza un esponente di centrodestra da contestare – si contestano da soli. Ebbene sì, questi signori sono riusciti a contestarsi da soli: è come se, in assenza di un ristorante in cui farsi la fotina di rito, nascesse qualche problemino. Si è trattato di una contestazione di partito, legata per esempio alla frangia della sinistra radicale di Potere al popolo, molto spesso alimentata dai partiti presenti in Parlamento in funzione anti-Meloni o anti-Salvini. La piazza del campo largo a Napoli è andata in tilt. E Giorgia Meloni è riuscita anche a fare un’uscita quasi surreale di solidarietà ai leader contestati, un po’ per goderseli in televisione mentre sgranocchia dei popcorn.
Il cortocircuito che ha coinvolto Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni non sta ormai nella consueta protesta di per sè, ma nel fatto che non sono riusciti a permettere il proseguimento dell’evento, rispetto al rapporto con quell’ala estrema di sinistra con cui spesso questi esponenti dell’opposizione sono scesi in piazza. Il bello è che poi questi fischi, urla, interventi impediti dal palco, hanno causato la sospensione della diretta streaming dell’evento. La scena è stata molto plastica: Fratoianni che scende tra la folla da tribuno nel tentativo di dialogare e viene spernacchiato, poco dopo tocca a Conte a provare a riprendere il controllo della situazione ma sale sul palco mentre partivano grida di “Vergogna” e “Fuori, fuori”. Bonelli ovviamente ha cominciato a dare dei “fascisti” e “collaborazionisti di Meloni e Vannacci” ai militanti di PaP prima che tutto venisse ricomposto con l’entrata vigorosa di un servizio d’ordine alla Don Camillo e Peppone. E questi leader vorrebbero governare insieme?
Stiamo a vedere cosa accadrà o se nascerà un domani un governo modello Prodi di sinistra-centro con scissioni quotidiane alla Turigliatto. Si tratterà di (ri)mettere alla prova una parte del Paese che chiede più Stato, più assistenze, più contributi, più reddito di cittadinanza perché non vogliono il lavoro e non vogliono comprendere i meriti di chi produce la ricchezza poi da redistribuire. Insomma: questo è un piccolo problema che loro si porteranno dietro e che la piazza di Napoli ha tutt’altro che risolto.