Alt: c’erano mascherine diverse dalla farloccata cinese. Ne parliamo in Commissione?
Giovanni Sallusti · 2 Luglio 2026
Cari ascoltatori, “In Italia non c’erano mascherine” è la verità apodittica di Giuseppe Conte dichiarata l’altra sera a Quarta Repubblica di Nicola Porro, un dibattito la cui dinamica era: Porro tenta costantemente di porre la questione delle anomalie evidenti nella gestione della prima fase dell’emergenza covid, e Conte tenta continuamente di svicolare. Le anomalie si riferiscono soprattutto a commesse extra fuori mercato e a corrispondenti commissioni extra fuori mercato, fra intermediari e millantatori che usavano il suo nome, per cui sarebbe nell’interesse proprio di Conte far chiarezza su tutto questo.
Su tutto questo ginepraio l’avvocato di Volturara Appula ha ricordato che in quel momento il Paese era senza alternative, non c’erano mascherine disponibili e quindi bisognava accaparrarsi quel che c’era: ed ecco la famosa commessa da 1,2 miliardi di euro per mascherine cinesi che, ha ricordato Porro, si sono rivelate inefficaci e farlocche, come hanno stabilito due tribunali, Gorizia e Roma.
Il problema è di natura politica e di gestione, non giudiziaria, ed è su questo che Conte dovrebbe riferire alla Commissione, se avrà la bontà di concederlo. Secondo le carte di un’inchiesta della Guardia di Finanza sulla truffa relativa alle pubbliche forniture, che è finita in nulla sotto il profilo giudiziario – tra marzo e maggio 2020, mentre imperversava il lockdown e per contrastare la pandemia si viveva tappati in casa, in piena alienazione sociale e in bilico su una vera ideologia della chiusura – la struttura commissariale fu sommersa, leggiamo oggi su Libero a firma Simone Di Meo, da ben 541 mail di imprenditori pronti a vendere dispositivi di protezione a prezzi stracciati e con consegne lampo.
Insomma, le alternative alla farloccata cinese c’erano eccome. Però, scrivono le Fiamme gialle, “in taluni casi queste offerte non sembrano neanche essere state prese in considerazione, in altre circostanze invece venivano dirottate verso un iter formale più scandito”, una sorta di dispersione nel girone infernale della burocrazia, fatto di “registrazione del proponente, inserimento dell’offerta nell’apposito portale informatico d’Invitalia e continue richieste anticipate delle certificazioni dei dpi”.
Sostanzialmente si prendevano queste proposte e le si scaraventava nel girone kafkiano della burocrazia che in quel momento non sarebbe dovuta neppure esistere, in quella situazione in una Paese avanzato le farraginosità andavano eliminate, con i loro mille timbri e i portali inestricabili. Invece tutte le offerte alternativa si sono incagliate lì: per fare un esempio, un imprenditore era pronto a fornire 60 milioni di pezzi, ha inviato una mail a Invitalia senza ricevere riscontro, e alla fine gli è stato risposto con una mail con cui gli si diceva che lo Stato italiano non aveva bisogno di mascherine in quanto le avrebbe acquistate da altri produttori, cioè quelli cinesi poi dichiarati farlocchi. Poi, altro esempio, c’è la storia di un imprenditore con pronti altri 60 milioni di pezzi da spedire, cui è stato detto che per formalizzare l’offerta doveva iscriversi al portale dedicato e mostrare le certificazioni dei dpi, dopo di che l’offerta si è persa in quei meandri.
Questi imprenditori, in gran parte italiani, che si affrettavano a proporre mascherine spesso a prezzi convenienti, venivano ignorati o mortificati nel ginepraio burocratico. Nel frattempo c’era quella maxi commessa a società cinesi appena costituite: infatti, sempre secondo le carte delle Fiamme gialle, era stata rifiutata un’offerta del colosso Alibaba per 100mila mascherine al giorno in favore di quelle società appena nate che poi manderanno mascherine inefficaci; nonché le corrispondenti maxi commissioni agli intermediari. Insomma, non è vero che non c’erano mascherine, anzi c’era la corsa a offrirle, ma venne ignorata.
Caro Conte, lei personalmente non c’entra nulla nel contesto giudiziario di questa vicenda, è ovvio: e allora, per una volta, entri nel merito e risponda.