“Parlando liberaMente” con Umberto Brindani: revisione per Stasi, o c’è da cambiare Paese

· 27 Giugno 2026


Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute sugli sviluppi giudiziari del delitto di Garlasco con Umberto Brindani, direttore della rivista “Gente”.

“Dopo un anno e mezzo di indagini da parte della Procura di Pavia credevo che, al momento della discovery di tutto quello che avevano raccolto i magistrati in questo periodo, ci fosse qualcosa di molto forte. Si è parlato dello scontrino e, più in generale, di 21 indizi contro Andrea Sempio, ma ancora la cosiddetta pistola fumante non è emersa. Un po’ come fu per Alberto Stasi, si tratterà di un processo indiziario. C’è solamente un elemento che, a mio avviso, può assumere le vesti della prova regina: la famosa impronta 33, per la quale ci vorrà una perizia aperta, in quanto non era rientrata precedentemente nell’incidente probatorio. Solo allora, con tutta probabilità, capiremo la presunta colpevolezza di Sempio”.

“Tra i 100 errori commessi nelle indagini tra il 2007 e il 2017, uno di questi riguarda proprio questa impronta 33 che, nonostante fosse stata giudicata da subito come l’impronta dell’assassino, non venne esaminata in modo completo. Tuttora si discute se quell’impronta contenesse sangue e sudore, visto che le prove tecniche non diedero risultati positivi in tal senso. Dopo essere stata messa nel dimenticatoio, è ritornata nell’indagine dell’anno scorso, quando sono stati interrogati gli ufficiali del Ris, uno dei quali affermò che a lui risultava bagnata tre giorni dopo l’omicidio di Chiara Poggi; il che voleva dire che era fresca. Inoltre poi mi sono sempre chiesto come mai sia stata grattata via invece di togliere l’intero blocco in modo da conservarla fisicamente. Forse, col senno di poi, qualcosa sarebbe potuto cambiare”.

“Per quanto riguarda il dna trovato sotto le unghie di Chiara, si fece un pasticcio perché il genetista esaminò questo materiale in modo molto inaccurato, facendo delle repliche con quantitativi diversi senza arrivare a un esito consolidato. E quando si capì che da quel dna non si poteva con certezza individuare una persona, anche là venne commesso un errore: mettere per iscritto che comunque non si poteva escludere che appartenesse a Stasi. Se invece si fosse fatto il contrario, durante quell’appello bis del 2014, forse anche il destino di Alberto sarebbe cambiato. Il dna sulle unghie, in ogni caso, ormai è cristallizzato dall’incidente probatorio e costituirà probabilmente una fonte di dibattito durante il processo, per quanto la vera chiave di volta, secondo me, rimarrà l’impronta 33”.

“Alla luce di tutto questo, sono particolarmente ottimista sul percorso di revisione della condanna definitiva di Stasi. Se questo non dovesse avvenire, ci sarebbe da cambiare Paese. E mi sembra assurdo che ci sia ancora il dubbio che il processo vada revisionato. Anche perché ‘revisionare’ non significa che lui venga dichiarato automaticamente innocente; semplicemente vuol dire riprendere tutto quello che è stato fatto, in base alle nuove evidenze e alle nuove ricostruzioni, e rigiudicare Stasi. Le prime sensazioni giungono dalla Procura generale di Milano, sotto la guida della dottoressa Francesca Nanni, cui Fabio Napoleone si è rivolto per chiedere di avviare il processo di revisione, e sembra si stia prendendo il discorso molto sul serio presso il Tribunale di Brescia. Questo va fatto assolutamente: in caso contrario, sarebbe una cosa che urlerebbe vendetta al cielo”.


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