Casa, autonomia, immigrazione: la Lega è in marcia alla faccia dei gufi

· 24 Giugno 2026


Cari ascoltatori, leggiamo dai retroscenisti della politica che la Lega vive un momento non solo complicato, ma che sarebbe perfino spacciata, d’altra parte lo dicono da anni e con un certo interesse a calcare la mano: cosa che non funziona mai, perché ogni volta che si preparavano a banchettare sull’annunciato crepuscolo politico sono rimasti a bocca asciutta, e la Lega è ancora qua.

È vero che il Carroccio al momento non è ai picchi storici nei flussi di consenso, ma è altra cosa rispetto al gioco delle figurine e delle guerriglie alimentato e sostenuto da una sorta di circolo vizioso antileghista. Per fortuna la politica è fatta anche di temi, di provvedimenti e di decisioni che calano quei temi nella realtà, spostandola in direzione di un’agenda vera: nelle ultime ore si sono visti alcuni rilevanti segnali di incisività politica della Lega.

Primo fra questi è l’approvazione del piano casa, portato avanti in primis dal ministro Matteo Salvini, che poggia su tre pilastri: il recupero di circa 60mila alloggi che oggi non possono essere assegnati perché necessitano di manutenzione e ristrutturazione; il Fondo housing coesione, creato per il piano casa, gestito su base regionale, la cui missione è rigenerare il patrimonio immobiliare pubblico, con un miliardo stanziato che aumenterà fino a dieci entro il 2034; e poi e lo spettro di ogni luogocomunista, ovvero il coinvolgimento di investimenti privati nella realizzazione di nuovi alloggi.

Secondo il piano, gli operatori dovranno destinare all’edilizia convenzionata almeno il 70% degli alloggi realizzati: è la rottura di un tabù che ha fatto subito strillare la sinistra, è un segnale di politica liberale lucida, di integrazione pubblico-privato, di attenzione al ceto medio, che secondo le tabelle non è abbastanza povero da avere accesso immediato a una casa popolare e non abbastanza benestante da permettersi una casa agli attuali prezzi di mercato. E soprattutto vengono mobilitate, ristrutturate e rimesse in circolazione risorse pubbliche che erano dormienti.

Un altro tema dirimente è stato mosso da una dichiarazione del ministro Giancarlo Giorgetti su una questione che appassiona i retroscenisti, cioè quando si voterà. All’ipotesi che si vada alle urne ad aprile in conseguenza di un’accelerazione della riforma della legge elettorale, Giorgetti ha ricordato (e Calderoli ha confermato) che c’è un paletto da cui la Lega non intende arretrare, l’approvazione dell’autonomia differenziata: per chiudere positivamente il suo iter parlamentare non si può votare ad aprile, proprio ora che si è entrati nel vivo e a luglio il Parlamento esaminerà gli schemi di intesa con le Regioni, l’adozione degli atti di indirizzo, per poi tornare ai Consigli regionali e dopo al Parlamento per l’approvazione definitiva. E non vorremmo che qualche gattopardo centralista approfittasse dei tatticismi sui mesi in cui si voterà per non arrivare in fondo a questo processo: l’autonomia corrisponde alla ragione sociale primaria della Lega, cioè uno dei soggetti che hanno co-fondato il centrodestra in Italia.

In ultimo, c’è il tema della revoca della cittadinanza agli immigrati che si macchiano di reati gravi contro la sicurezza pubblica: il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari ha ricevuto il mandato di chiedere una rapida calendarizzazione della proposta di legge sulla revoca della cittadinanza. Che è un modo per contrastare l’immigrazionismo acritico e le sue devastanti conseguenze sulla sicurezza dei cittadini.

Per cui, si sbizzarriscano quanto vogliono i retroscenisti che giocano alle figurine nella redazione collettiva, intanto il progetto politico della Lega marcia, eccome.


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