Riecco Fidel Landini! E che cosa vuole? La patrimoniale!
Giovanni Sallusti · 23 Giugno 2026
Cari ascoltatori, è fragorosamente rispuntato Maurizio Landini, dopo che nelle ultime settimane si era un po’ eclissato, forse impegnato a cercare di tamponare l’emorragia di iscritti della sua Cgil, o più verosimilmente preso in qualche evento per la flotilla, che lo appassiona molto di più dei lavoratori italiani (ci sarà un nesso con il crollo degli iscritti…?). Insomma Landini è tornato tonante e ha incalzato il campo largo riproponendo uno dei suoi classici: una ‘riforma fiscale radicale’.
Ora, quando Landini chiede una riforma fiscale radicale, alla gente normale si gela il sangue nelle vene, perché il personaggio, quanto ad approccio alle tasche dei contribuenti, alla proprietà e al mercato, si colloca a metà tra Lenin e Fidel Castro. Lo specifico della sua proposta, infatti, è il mitologico ‘contributo di solidarietà’, che in realtà è la tredicesima tassa patrimoniale in un Paese che è già sepolto sotto una dozzina di balzelli analoghi, che portano alle casse dello Stato circa 50 miliardi all’anno. Per Fidel Landini non è abbastanza, bisogna infierire di più sulle proprietà, sulle rendite e sui profitti, tutte cose che lui tende a vedere come entità demoniache. Lo è di certo la sua narrazione, perché insiste che si tratterebbe di una tassa per i super ricchi (che in un mondo normale non dovrebbero scontare la colpa di essere tali), con uno strano discorso: “Costoro se ne andrebbero dall’Italia solo per un contributo di solidarietà? C’è il rischio che se ne vadano i capitali? Vadano pure via, vadano dove vogliono, tanto siamo noi a garantirgli sanità e scuola pubblica”.
A parte quest’ultima tesi delirante, perché i super ricchi la sanità e la scuola se la pagano anche da soli senza bisogno dello Stato, chi fa fatica è invece il cosiddetto ceto medio, proprio quello su cui andrebbe a infierire la tredicesima patrimoniale landiniana. Se i capitali si spostano e i grandi ricchi se ne vanno, non è una cosa che affligge Fidel Landini, perché il suo stipendio di segretario della Cigl non gli verrebbe meno. Invece è un problema per altri: se i capitali vanno via, va via ricchezza, e a cascata gli investimenti, i consumi, quindi si mettono a rischio posti di lavoro, salari, indotto, prima in modo indiretto e poi anche in modo diretto, perché poi potrebbero andarsene anche le società, può crollare l’attrattività del Paese. In pratica è il metodo perfetto per impoverire il sistema Italia e le persone concrete.
Ma tutto questo a Fidel Landini non interessa, per lui la priorità è una riforma fiscale ancora più radicale di quella che vogliono Elly e Conte: la sua missione è l’Italia come Cuba. I primi a pagare questa follia sarebbero, oltre al centro medio, proprio i lavoratori italiani: ma a Fidel Landini, segretario della Cgil, dei lavoratori che cosa importa?