Il circo dei giornaloni: Starmer l’anti-brexit si dimette per colpa della brexit!

· 22 Giugno 2026


Cari ascoltatori, a conferma dello stato di salute non esattamente esaltante per il progressismo europeo-occidentale, oggi sono arrivate le dimissioni del premier britannico Keir Starmer (anche Pedro Sanchez non se la cava benissimo in Spagna, travolto dagli scandali giudiziari). Stando alle cronache Starmer ha riferito di aver chiesto al Labor di definire un calendario per la corsa alla leadership in un discorso dove è stato sul punto di commuoversi, e ha detto che ora farà il lavoro di marito e di padre.

Le dimissioni di Starmer sono state l’unico sbocco razionale del fallimento politico su tutti i fronti di un leader che si era presentato come pragmatico, quasi una sorta di Blair, ma che è crollato su tutti i dossier chiave del Regno Unito: a partire dalla gigantesca questione che intreccia sicurezza e immigrazione, con intere zone del Paese espropriate, culturalmente e nei fatti, della loro identità e diventate lande di nessuno, se non di sharia o di delinquenza organizzata. Ricordiamo tutti che cosa è successo a Belfast, con la reazione anche extra legem che ne è derivata, indice di perdita del controllo del territorio.

Un’altra crisi del Regno Unito è lo sbiadire del suo ruolo centrale nelle dinamiche geopolitiche, che era mantenuto grazie anche alla relazione speciale con gli Stati Uniti e che ora è regredito a secondario: non ha dato sponda attiva alle azioni dell’amministrazione americana e non ha dato le carte nel cosiddetto club dei volonterosi, anzi si è ridotto a spalla di Macron, cosa non proprio esaltante per Londra. E sui temi economici la svolta che si attendeva da Starmer non è arrivata.

Invece i nostri giornaloni, siti inclusi, hanno puntato su una lettura diciamo mono-ossessiva, cioè il “disastro della Brexit”, il che ci risulta un filo controintuitivo, perché Starmer, come il suo partito, non era affatto per la Brexit, era per il Remain: si può piuttosto dire l’opposto, cioè che ha fallito la sua agenda politica fortemente impostata sul Remain e sulle ragioni anti-Brexit. Eppure, con un contorcimento logico assai ardito, ma cui ormai siamo abituati, per lorsignori la colpa è lo stesso della Brexit. Prendiamo il quotidiano Repubblica, che ha intervistato lo scrittore Robert Harris, il quale evidentemente è meglio si occupi di letteratura e non di politica: “La crisi di Starmer e dieci anni alla deriva: ecco il conto del disastro Brexit”. Non importa il disastro su sicurezza, immigrazione, geopolitica, ruolo e prestigio del Regno Unito, economia. “Il Regno Unito oggi è come la Germania degli anni Venti”, sostiene riuscendo a non ridere da solo, “il mio Paese è diventato ingovernabile”: in pratica dice che Starmer aveva tutte le carte in regola per governare, se non fosse che quegli zoticoni che vivono fuori Londra hanno votato per la Brexit e gli hanno impedito di governare. Al massimo questa è letteratura scadente, di sicuro non è realtà politica.

Anche il Corriere della Sera dà conto delle dimissioni di Starmer, anzi elenca i premier “bruciati dalla Brexit”. Ma come? Di sicuro l’elenco è lungo, il Regno Unito negli ultimi anni non ha visto eredi di Chruchill della Thatcher, un problema di tutta la classe dirigente conservatrice come di quella laburista, ma a bruciarli non sarà per caso stato non aver sostenuto, non aver realizzato adeguatamente la Brexit? Per esempio Boris Johnson era per la Brexit, ma si è incartato in una serie di compromessi al ribasso e alla fine si è ridotto a un’agenda del “vorrei ma non posso”.

Se tutti costoro cadono in una crisi politica o vengono bocciati dall’elettorato, non ci sarà forse una relazione con il fatto che nel Regno Unito il partito di larga maggioranza secondo le recenti elezioni amministrative è Reform Uk di Nigel Farage, portabandiera della Brexit, e che i britannici la vorrebbero applicata con coerenza cristallina? La logica dice che gli ex premier sono stati bruciati dall’essere scollegati da questo sentimento diffuso nel popolo, dalla domanda di coerenza rispetto al referendum, dalla chiara volontà di superare le turbe politicamente corrette. Questo hanno detto i flussi elettorali. Invece per i nostri giornaloni, se Starmer si dimette è colpa della Brexit: un nuovo, nitido caso di bispensiero orwelliano.


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