Trappolone mainstream: contro “l’orco” trump abbracciare il mostro Ue. No grazie
Giovanni Sallusti · 22 Giugno 2026
Cari ascoltatori, tra i cascami della tensione degli ultimi giorni fra Donald Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ci sono elementi di commedia ed elementi di possibile tragedia. Partiamo dalla commedia: ce la regala il fedelissimo campo largo con tutte le sue sponde mediatico-editoriali, con una capriola che ammazza il principio di non contraddizione. Scopriamo infatti che a sinistra, i politici e i pensosi editorialisti mentre si scambiavano tartine si sono inventati l’improvvisa priorità di coltivare le relazioni con gli Stati Uniti, perché ci sarebbe il rischio che il governo metta in pericolo il rapporto transatlantico. Esatto, quelli che mezz’ora prima dipingevano l’America, cioè la principale democrazia del mondo, come l’incubatrice del neofascismo mondiale, negatrice dei diritti e avanguardia delle dittature mondiali, guidata da un orco che mette in pericolo la libertà in patria e all’estero.
In questa brusca inversione di marcia c’è una lievissima strumentalità antigoverno, che merita una semplice pernacchia. Il potenziale tragico di cui dicevamo, piuttosto, è un abbaglio politico da cui stare alla larga, su cui il mainstream sta spingendo, cioè tornare ‘a cuccia’ a Bruxelles: fingono di essere in ansia per il legame transatlantico (che hanno sempre cercato di sabotare), che il canale preferenziale con Washington sia crollato, per sostenere – dicono proprio così – che il vero atto di sovranismo nazionale sarebbe investire di più sul processo di unificazione europea, sull’Unione europea così come è adesso.
Questa è la cancellazione di qualunque senso logico: è vero che il legame con gli Stati Uniti sta soffrendo dell’eccesso di bizze personalistiche di Trump, ma è comunque poggiato su solide basi, calate nell’interesse nazionale. Sarebbe un puro atto di masochismo diventare un Paese che ripete acriticamente la postura delle istituzioni europee, quel moloch dirigista, centralista, burocraticista che negli ultimi decenni ha imprigionato l’economia del continente, le vite dei popoli, delle famiglie, delle aziende, in una distopia regolamentatoria: l’Unione europea è la follia del green deal, è il primo caso di un ente che rappresenta una fetta importante dell’economia mondiale che lavora per il suicidio, con i suoi balzelli e il suo onanismo burocratico, che è arrivato a regolamentare la rotazione delle coltivazioni e il diametro degli ortaggi.
E che dire di temi ancora più dirimenti, come il “feticismo dello 0”? Ricordiamo che il nostro Paese ha margini ridotti sulla sua azione economica perché è sopra il famigerato 3% di un 0,01%, e questo secondo lorsignori cambia il mondo. La Ue è ancora quella criticata da Margaret Thatcher, un super-leviatano che pretende di normalizzare le politiche di nazioni diverse, di popoli diversi con storie diverse, che devono certamente cooperare, ma non genuflettersi alla burocrazia unica.
Le attuali derive personali del presidente Usa non hanno impatto sul rapporto storico-esistenziale fra Italia e America, ed è assolutamente da evitare il trappolone del mainstream di tornare in ginocchio a Bruxelles e aderire ai suoi dogmi come un governo tecnocratico qualsiasi: questo proprio no.