Anche a sinistra chi ragiona straccia il patentino antifascista

· 21 Giugno 2026


In questa puntata di “Alta tiratura” Alessandro Gnocchi racconta il triste finale che ha avuto la vicenda (portata alla luce da Gnocchi stesso su Il Giornale) del patentino antifascista richiesto dagli organizzatori della Fiera di Roma della piccola e media editoria “Più libri più liberi” agli editori per potervi partecipare. Questa iniziativa grottesca è stata letteralmente disintegrata dall’intervento di tanti uomini di sinistra, i quali si sono detti schifati dalla cosa.

Uno di essi è Massimo Cacciari, definendo questa idea “un’idiozia” che gli fa “schifo”: “Non è antifascista chi firma un patentino, lo è in base a quello che fa e che ha fatto. Pochi sono antifascisti, in questo Paese e in Europa”. Luciano Canfora si è scagliato ironicamente contro il responsabile del comitato d’indirizzo della fiera, ovvero Paolo Di Paolo, definendo la sua trovata come “un’alzata di ingegno”, aggiungendo che si tratta di “uno scandalo da quattro soldi” e di “un’iniziativa di un uomo in carriera, vincitore del Premio Viareggio, che ha pensato di passare alla storia con questa trovata da ridere”.

Luca Ricolfi ha scritto un lungo intervento su “il Giornale” in cui ha spiegato che la sinistra ha ceduto alla destra la battaglia sulla libertà d’opinione: “È il principio di dover firmare una dichiarazione sui propri convincimenti che è sbagliato, perché profondamente illiberale. In una società libera puoi chiedere al cittadino di certificare dei fatti, ma è folle chiedergli di certificare il possesso di determinati convincimenti, quali che essi siano. I convincimenti di una persona sono insindacabili; esigere che siano di un tipo piuttosto che di un altro è una inammissibile intrusione nel suo mondo interiore”.

Insomma è stata una Caporetto mai vista prima per gli organizzatori di “Più libri più liberi”, cioè l’AIE – l’Associazione Italiana Editoria – l’istituzione più importante nel mondo del libro. Dopo questo incredibile autogol, pare che la situazione si sia leggermente tranquillizzata; ma a dicembre, quando comincerà davvero la Fiera, probabilmente vedremo i cascami di ritorno su questa polemica. Gli ideatori di questo “progetto” hanno preso un granchio enorme.

Del resto, anche molti costituzionalisti hanno contestato questa formula, perché nessuno può essere messo alla porta in quanto sprovvisto di un patentino ideologico che non dovrebbe essere richiesto nel caso di manifestazioni culturali, soprattutto come quella di Roma che è pagata con un cospicuo contributo dello Stato (170mila euro). Giovanni Guzzetta, professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Tor Vergata di Roma, ha dichiarato che si tratta di una “richiesta inutile e anche simbolicamente dannosa”. Richiedere obbligatoriamente il patentino è “controproducente perché in editoria siamo nell’ambito della più alta espressione del pensiero, mentre con questa dichiarazione vediamo rigurgiti da Stato etico, passando dall’indice dei libri proibiti a quello degli editori proibiti. Non è una bella pagina per la liberal-democrazia”. In definitiva: se uno vuole escludere qualcun altro da una fiera del libro, rinunci ai fondi pubblici, faccia la sua fiera, introduca le regole che vuole: però, gentilmente, non faccia la censura a nostre spese, grazie.


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