Contocircuito a sinistra: il palestinese che vuole ammazzare i gay
Giovanni Sallusti · 19 Giugno 2026
Cari ascoltatori, la vicenda di tal Abdalmuti Abunada è inquietante e significativa sulle tendenze e sulle contraddizioni politico-ideologiche del caravanserraglio progressista. Il signor Abdalmuti Abunada è un trentenne palestinese di Ramallah che è stato arrestato a Brindisi con l’accusa di istigazione e apologia di terrorismo di matrice jihadista, nonché di arruolamento ad associazioni terroristiche, delitti e attentato per finalità terroristiche e atti di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi con pericolo per l’incolumità pubblica.
Questo trentenne palestinese arruolato nella rete del terrore islamista faceva propaganda online e agiva in coerenza con la sua ideologia assassina. Sui propri profili social rilanciava contenuti in lingua araba in favore dell’Isis, di esaltazione al martirio, di sostegno ad Hamas, di lodi a Yahya Sinwar, la mente organizzativa del 7 ottobre. Il signor Abunada, residente a Latiano in provincia di Brindisi, lodava le azioni dei Fratelli musulmani, il califfato universale, frequentava le comunità islamiche locali e ogni venerdì dopo la preghiera in moschea si allontanava con altri soggetti, si ritiene nordafricani, immaginiamo non per intavolare un dibattito teologico sulle sfumature del Corano.
E qui riaffiora l’eterna domanda su che cosa succede nelle nostre moschee o pseudotali, o centri culturali o pseudotali, disseminati per il Paese, chi li frequenta, di che cosa si parla, che cosa coprono: sono luoghi di culto o sono luoghi di propaganda, magari anche filoterrorista? La vicenda di Brindisi per l’ennesima volta sembra spingere sulla seconda ipotesi: secondo le forze dell’ordine questo signore era impegnato in una sistematica attività apologetica di esortazione al martirio e alla guerra contro il popolo occidentale, per quella che egli ritiene ‘infedeltà’ rispetto ai dettami della religione musulmana: per esempio, a proposito della guerra in corso, secondo lui ciascun musulmano deve arruolarsi per combattere contro i sionisti.
È l’ennesima conferma dell’innalzamento dell’allarme sul terrorismo islamista anche in Italia, visto che questo Abunada ribadiva: “Noi siamo uno Stato musulmano, dobbiamo avere uno Stato musulmano e un califfato, come era nell’antichità”. E poi individuava esattamente i reietti in questo califfato, coloro che andrebbero perseguitati nel mondo ridisegnato a misura islamica: “Vogliamo sbarazzarci di questi giovani tra i quali si sono diffuse droga, miscredenza, adulterio, omosessualità e così via”. Dopo averlo teorizzato, è il momento di eliminare nella pratica tutte queste categorie, tra cui rientrano i miscredenti, gli adulteri e gli omosessuali.
C’e coerenza nelle sue parole, perché essendo schierato nell’ideologia terrorista di matrice islamista, per lui gli infedeli in generale e gli omosessuali sono esseri umani di serie B, privi di dignità: d’altra parte sono gli stessi esseri umani che il regime iraniano impicca pubblicamente nelle strade e che Hamas scaraventa giù dai tetti dei palazzi, con buona pace delle analisi geopolitiche dei giornaloni e il dibattito su chi ha vinto tra gli ayatollah e Trump, come se alla base non ci fosse un problemino di valore. In tutti i Paesi dove vige la sharia, gli omosessuali sono perseguitati e valgono meno anche sotto il profilo giudiziario. Questo signore è inserito in questo universo ideologico folle. Ma oltre alla cronaca, che è già rilevante, ora si pone di nuovo una questione di schizofrenia ideologica: solo il carrozzone woke può seriamente tenere nella stessa agenda le istanze pro-pal e le istanze arcobaleno.
Eppure lo stesso milieu che in piazza sta fianco a fianco con i pro-pal più estremi che si dichiarano antisionisti (paravento per dire antisemiti), in maniera ugualmente acritica diffonde l’ideologia lgbtq. In aperta violazione del prinicipio di non contraddizione, perché sono due realtà radicali e inconciliabili, come ci ricorda quest’uomo arrestato a Brindisi sospettato di terrorismo. Solo nell’incubo ideologico che si esprime nello stupidario woke possono convivere, in quella strana forma di progressismo che ormai è collaterale ai peggiori oscurantismi: ci pensa la cronaca a ripeterci che la sinistra contemporanea ha perso completamente la bussola.