La supercazzola di Conte batte Tognazzi: è di sinistra ma anche no
Giovanni Sallusti · 16 Giugno 2026
Cari ascoltatori, la notizia politica di giornata è che Giuseppe Conte batte Elly Schlein sul suo terreno, la supercazzola. Pochi giorni fa, in un’intervista a Repubblica la segretaria del Pd aveva assicurato: “Abbiamo risolto le divisioni al nostro interno, ora c’è una coalizione unita, per quello si parla solo delle divisioni della destra”. Sfiorando il ridicolo, dal momento che il suo teorico principale alleato, Giuseppe Conte, mette in discussione che esista un’alleanza a prescindere: “Valuteremo sempre nei programmi”, posizione già così supercazzolara. Ma poi Conte ha raggiunto vette in cui ha superato se stesso e forse anche Ugo Tognazzi, che la supercazzola la inventò.
Conte ha infatti così esternato, in un dibattito moderato da Bruno Vespa al forum Masseria 2026 nella sua tenuta di Manduria, in Puglia: “Apparteniamo alle famiglie tradizionali della sinistra, ma non di sinistra”. Proprio una differenza radicale e misurabile tra essere “di” sinistra con la preposizione semplice e essere “della” sinistra con la preposizione articolata: un abisso. “Progressista sì”, ha aggiunto Conte, “ma non di sinistra”: quindi progressista di destra? Ma che supercazzola-ossimoro è?
“’Progressista’ ci consente di abbracciare un campo più ampio di quello della sinistra”: ma non è vero, soprattutto oggi che l’agenda progressista è in gran parte l’agenda woke, arcobaleno, ultradirittista e nei fatti sostenitrice di qualunque turba politicamente corretta. Che che un’agenda “progressista” permetta di parlare anche al di là del recinto della sinistra sta solo nei suoi sogni più proibiti. E ancora: “Infatti aggiunge uno spazio dove non ci sono solo partiti di sinistra tradizionali. Progressisti perché non possiamo dirci sinistra”, questa volta senza nessuna preposizione.
“Siamo una forza giovane, non apparteniamo alle famiglie tradizionali della sinistra”, ma aveva appena detto il contrario! Non ha neppure più bisogno di Vespa, a questo punto Conte discute con Conte: ”Lo dico anche con rispetto per tutto quello che storicamente hanno fatto le forze di sinistra” e qui sembra quasi che, più che omaggiare, sfotta. “Marchiamo una differenza. Allo stesso tempo la definizione progressista è una formula che ci consente di abbracciare un campo più ampio, in contrapposizione alle forze conservatrici, nel migliore dei casi, e reazionarie come questo governo”.
Ora, tralasciamo pure che questo governo non è reazionario perché reazionario è qualcuno che vuole tornare indietro e sicuramente questo governo non vuole tornare a quello che c’era prima, cioè ai governi Conte. Ma se Conte abbraccia un campo più ampio, che però non è reazionario e non è conservatore, allora è di nuovo un campo di sinistra, o ‘della’, chissà. Dove sta, allora, Conte, in un iperuranio tutto suo? ”Ci consente quindi” continua Conte con il suo strano posizionamento, “di avere uno spazio dove non ci sono solo i partiti tradizionali, ma c’è anche la possibilità per una forza come la nostra”.
Dobbiamo constatare una novità: non c’è tutta questa contrapposizione, nella storia del Movimento 5 stelle, tra la stagione di Beppe Grillo e la stagione di Giuseppe Conte, perché il filo conduttore resta la sua irresistibile comicità.