Megafollia mondiale: Se l’arbitro si tocca le dita è un suprematista bianco
Giovanni Sallusti · 16 Giugno 2026
Cari ascoltatori, questi mondiali di calcio si candidano ufficialmente a catalizzatori dello stupidario woke nonché incubatori della paranoia politicamente corretta. Già c’è stato lo psicodramma dei ‘mondiali suprematisti’, perché si svolgono nell’America trumpiana: ha dato scandalo che a una manifestazione sportiva di tale richiamo internazionale si tenessero addirittura dei controlli e ci fossero delle procedure di sicurezza, un chiaro segnale di nazismo incipiente.
Ma l’ultima surreale polemica è quella sull’arbitro che avrebbe fatto il gesto dei suprematisti bianchi: un caso che non solo ha seriamente tenuto banco, ma ha anche innescato un procedimento di verifica della Fifa su questo reprobo, poi archiviato perché probabilmente anche i burocrati della Fifa si sono accorti della ridicolaggine. Si tratta dell’arbitro Var australiano Shawn Evans, che è stato beccato in un frame video all’interno della sala Var durante una riunione preparatoria con i colleghi: le dita della sua mano destra avrebbero formato un ok rovesciato, un segno inequivocabile che dal 2017 sarebbe usato dai membri dell’estrema destra per comunicare tra loro la comune appartenenza al white power.
Questo gesto è stato aggiunto a una lista di simboli d’odio dall’Anti-defamation league, un’organizzazione nata a New York (capitale del woke internazionale). Ora, Evans è un varista molto esperto, ha 38 anni, è scritto all’elenco degli arbitri Fifa dal 2017, per cui non si capisce perché avrebbe dovuto fare il gesto del suprematismo bianco. Però ha dovuto accettare le demenziali regole del gioco e gli è toccato dare delle spiegazioni: “Vorrei chiarire che non ho fatto intenzionalmente alcun gesto simbolo con la mano per comunicare un messaggio. L’unica spiegazione che posso offrire è che il movimento è stato un tic involontario e subconscio e non mi sono reso conto di averlo fatto. Le immagini scattate successivamente durante la partita mostrano che ho ripetuto questo movimento molte volte tenendo una penna tra le dita”, e quindi tutt’altro che un segno di appartenenza al Ku Klux Klan: “la copertura mediatica successiva non rispecchia affatto chi sono”.
Secondo le regole del neostalinismo soft, che è sempre stalinismo, sono comunque obbligatorie la pubblica ammenda e le scuse, bisogna offrire l’autocritica in piazza: “Certo, capisco come il gesto sia stato interpretato e me ne dispiace, tuttavia voglio essere molto chiaro e affermare categoricamente che non ho fatto consapevolmente il simbolo con la mano in questione”. C’è stato un procedimento, hanno dovuto sottoporre al Var al gesto del varista, un Var ideologico al quadrato.
Alla fine si sono arresi e il procedimento è stato archiviato, ma per un giorno intero ha tenuto banco la polemica del varista suprematista che fa il gesto del white power: voi capite quando usciremo da questa follia sarà sempre troppo tardi.