Guerra civile a Belfast: Houellebecq è già qui

· 10 Giugno 2026


Cari ascoltatori, vien proprio da dire che è stato avvistato Houellebecq a Belfast, questa volta non tanto per il tema dell’islamizzazione forzosa delle nostre società, ma per l’altra faccia della stessa medaglia, descritta nel libro “Sottomissione”: l’evocazione della guerra civile nelle città d’Europa, per le tensioni generate dall’incompatibilità tra comunità locali, cittadini europei e gli eccessi dell’immigrazione incontrollata, dell’accoglienza indiscriminata, con il conseguente cambio di paesaggio antropologico.

A Belfast si è verificato un atto di inesprimibile barbarie: un uomo sudanese, che pare avesse un permesso di soggiorno, ha aggredito un ignaro cittadino irlandese e ha tentato di decapitarlo in mezzo alla strada: la vittima ha perso un occhio, forse perderà l’altro ed in grave pericolo di vita, con orrende ferite al collo e alla testa. In seguito a questa scena veramente primitiva, nella capitale nordirlandese in queste ore si registrano proteste di massa di cittadini legittimamente esasperati, cui si sono unite azioni organizzate, a volte violente, convocate espressamente sui social, che si collocano anche al di fuori dello Stato di diritto.

Come nel libro, dunque, irrompe lo spettro della guerra civile a causa della non-gestione e la non-convivenza reali che si nascondono dietro il totem dell’accoglienza a prescindere: i fatti di Belfast sono la fotografia delle conseguenze del multiculturalismo acritico, del mito dell’inclusione dogmatica a prescindere da chi viene incluso, da quanti vengono inclusi, dalla domanda se una certa cultura sia compatibile con il nostro orizzonte di civiltà: un dispositivo ideologico ben diverso dal normale fenomeno migratorio che connota le vicende umane.

Le immagini dell’aggressore all’opera che abbiamo visto sui social sono raggelanti come un video dell’Isis d’altri tempi, ma in mezzo a una strada europea. Di fronte a questa scena non si possono che condividere le parole di Matteo Salvini, che ha parlato di tolleranza-zero verso la barbarie: è questa la bussola su cui vanno riorientate non solo la politica – nel senso di chi amministra città e nazioni europee – ma anche l’ottica culturale dominante, altrimenti non si potrà escludere l’orizzonte terrificante della guerra civile.

L’accoglienza non può essere indiscriminata, il discrimine è indispensabile ed è la compatibilità con i nostri usi e costumi, e ancora non basta: è necessaria la condivisione delle nozioni di base che connotano la nostra civiltà come la sacralità della vita, ed è ora di mettere in discussione uno per uno tutti i dogmi dell’immigrazionismo, valutare la dimensione del fenomeno, dove si ferma la capacità di offrire alternative concrete, percorribili, lavorative, e non solo a chi arriva. Se non facciamo questo, la scena sul selciato di Belfast – che come episodio è dovuta ovviamente a un’attitudine criminale individuale – potremmo presto rivederla sui marciapiedi di casa nostra.

Bisogna accendere un faro sulle storture dell’accoglienza senza freni, rispetto alla quale, come ha detto ancora Salvini, tanti governanti europei liberali solo presunti – perché poi si rivelano i primi nemici della società aperta e liberale – hanno minimizzato, hanno voltato la testa dall’altra parte: non voltatevi, guardate che cosa è successo e che cosa sta succedendo a ruota, perché è il paradigma di quello che non deve più accadere.


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