Ursula famelica: no alla flat tax, dovete saccheggiare di più
Giovanni Sallusti · 8 Giugno 2026
Cari ascoltatori, se vi chiedete di che cosa si sta occupando in queste ore l’Unione Europea, potreste immaginare cose tipo la recrudescenza della guerra in Medio Oriente, l’Iran che manda una pioggia di missili contro Israele e la reazione dello Stato ebraico, o le fratture presunte o autentiche tra Trump e Netanyahu. Macché, quella è geopolitica, è roba seria. Allora magari si occuperà di una cosa ancora più seria, visto che è nel cuore nell’Europa, il conflitto in Ucraina (sulla quale finora Bruxelles non è andata oltre la retorica bellicista, senza incidere mai sul teatro bellico). No, neanche questo.
L’Unione Europea, invece, in queste ore si occupa di far eliminare la flat tax al governo italiano, una sovrana decisione di politica fiscale che è entrata nel mirino di lor signori. L’eliminazione del regime forfettario è tra le raccomandazioni specifiche presenti nel cosiddetto “Country report 2026”, pubblicato dalla Commissione il 3 giugno. Sono quei papiri del genere ‘piano quinquennale sovietico’, il cui allestimento prende gran parte dell’impegno lavorativo dei papaveri di Bruxelles, che bacchettano l’Italia sollecitandola a rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita.
Come si fa? Magari abbassando altre tasse, disboscando la selva della burocrazia? No: per lorsignori la chiave è togliere la flat tax, quindi aggravare ancora di più il carico fiscale. Sembra che a parlare sia un socialista sbronzo, perché la flat tax del 15% in Italia riguarda autonomi, liberi professionisti e piccole imprese individuali con ricavi non superiori a 85 mila euro, non i famosi paperoni di cui si riempie la bocca Elly Schlein. Per le partite Iva la tassazione scende al 5% per i primi 5 anni di esercizio. Una politica, questa sì, tesa a incoraggiare la crescita. Parliamo di gente che ogni giorno si dibatte nella trincea dell’economia reale per produrre il proprio sostentamento, e dell’intraprendenza anche giovanile, darle modo di giocarsela.
I papaveri dicono di avere tre ragioni per voler annientare la flat tax. Anzitutto sarebbe terreno fertile per l’evasione, che è sempre una bella espressione, ma tutto è potenzialmente terreno fertile per l’evasione. Il documento ufficiale richiama statistiche sull’evasione del lavoro autonomo in Italia, che peraltro si distingue in due macro cause: l’evasione scientemente perseguita e criminale, rispetto alla quale c’è solo la legge; e un tasso di evasione ‘di sopravvivenza’ di questi piccoli commercianti, imprenditori e autonomi, davanti all’alternativa tra pagare i pochi dipendenti che hanno, o le tasse, o la cena del giorno dopo. Fatto che a lorsignori sfugge.
Un altro argomento clou è che la flat tax causerebbe una ‘discontinuità fiscale distorsiva’: rimproverano che fino a 85 mila euro si paga il 15, e appena oltre la soglia le aliquote progressive si alzano in modo netto, dal 23% al 43%. Questo fatto scoraggerebbe la crescita del fatturato. Però non è che a lorsignori venga in mente che bisognerebbe rivedere le aliquote Irpef anche da 85 mila euro in su, cioè togliere un po’ di leviatano dalle tasche: secondo loro il problema è che quel 15% andrebbe alzato, capite che non ha senso? Invece di rivedere il carico fiscale al ribasso, l’unica cosa che funziona per la crescita, vorrebbero rialzarlo.
Il terzo argomento è il costo fiscale complessivo per lo Stato della flat tax: questa critica sembra appoggiarsi sulla logica del pizzo di Stato, cioè che con la flat tax si guadagna troppo poco: la Ue ci chiede di saccheggiare di più i contribuenti, i lavoratori autonomi, le partite Iva.
Le teste d’uovo dell’eurocrazia ci hanno pure pensato mesi e hanno messo questa roba seriamente per iscritto in un documento rigorosissimo. Cari signori, se vi occupate di cose serie noi siamo contenti; la flat tax è serissima, ma è competenza del governo italiano e risponde alla volontà dell’elettore-contribuente italiano. Per cui, se questa decisione non rientra nei vostri piani quinquennali, ce ne faremo, davvero con grande piacere, una ragione.