Addio tabù: viva il nucleare che salva l’energia e anche i portafogli

· 5 Giugno 2026


Cari ascoltatori, mentre il circo del gossip politichese-ideologico imperversa sulle questioni interne e la politica internazionale è affrontata con la chiave del tifo da stadio, quasi sempre contro le democrazie e a favore dei peggiori tagliagole, il governo batte un colpo di politica nitidamente di centrodestra e stana le nevrosi dell’agenda sinistrorsa con mainstream a supporto. Ed esce così dall’angolo in cui l’opposizione aveva provato a metterlo sul tema chiave dei costi dell’energia e sui drammatici rincari, dovuti soprattutto a causa dei conflitti globali esplosi in aree sensibili del mondo (per lorsignori sono colpa del centrodestra pure quelli, ovviamente).

In massima contraddizione, alle accuse sulle bollette che aumentano, lorsignori continuano a sovrapporre la loro idiosincrasia primaria, il tabù ideologico ma soprattutto primitivo (anzi primitivista) sull’energia nucleare: è sempre e comunque “no nukes” in qualunque situazione, anche in emergenza energetica ed economica, anche di fronte ai grandi passi avanti della tecnologia, è un dogma di cui non si può neppure parlare. Ma è chiaramente un tarocco, perché chiunque può vedere che uno dei pochissimi strumenti esistenti per rendere sostenibili sul medio-lungo termine i costi dell’energia, è rimuovere questo tabù.

E così finalmente il governo ha mosso dei passi concreti per rimuoverlo: la Camera ha infatti approvato la legge-delega sul nucleare, che dovrà passare in Senato, dopo di che il governo potrà disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi. Il testo è molto tecnico: disciplina la costruzione e l’esercizio di impianti nucleari, la produzione di idrogeno tramite energia nucleare, la gestione del combustibile esaurito – che è il grande tema della sicurezza nucleare.

Quel che è più importante è lo sdoganamento del nucleare pulito e di ultima generazione, tutt’altro dalle grandi cattedrali del passato, le centrali-elefante: si tratta di piccoli reattori modulari, detti Smr, una tecnologia più flessibile e sicura che sta prendendo piede in tutti i Paesi avanzati. Notate che riguardo alla Spagna dell’idolo della sinistra Sanchez (“lui sì che tiene sotto controllo le bollette”, cosa fra l’altro vera solo in parte), viene sempre omesso il lievissimo dettaglio che Madrid usa da tempo il nucleare, ed è così che abbassa i costi dell’energia, in barba al tabù.

Il punto chiave, quello politico, di visione della polis, è quello che ha ribadito ieri il ministro Matteo Salvini, “il nucleare è l’unico modo per alleggerire e tagliare le bollette delle famiglie e delle imprese”, è lo spartiacque tra un prima e un dopo nella politica energetica. Ovviamente questa scelta non produrrà effetti domani: ora sono in campo tutte le misure emergenziali, la grande battaglia in Europa sui margini di spesa, l’aiuto a famiglie, imprese, autotrasportatori, ma è un percorso binario, l’oggi e il domani non sono alternativi, la sinistra deve capirlo: ci sono i provvedimenti sull’immediato, ma poi bisogna uscire in modo strutturato da quest’angolo. Per cui, se c’è un problema di sostenibilità sui costi dell’energia, diamo il benvenuto a a un percorso che porti anche in Italia l’unico elemento che cambia la partita, perché quanto a produzione e a costi non c’è paragone con le mitologiche rinnovabili. Quindi, ben venga l’apertura ufficiale alla via che porterà l’Italia al nucleare: cioè nel club dei Paesi industrializzati, civili, moderni, non sequestrati dall’ideologia.


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