La tragedia di Nowak follia woke: ormai è caccia al bianco

· 3 Giugno 2026


Cari ascoltatori, siamo disposti a scommettere che nessuno, star tv, influencer, cantanti, intellò, nessuno si inginocchierà – né lo ha fatto finora – per Henry Nowak, né prenderà posizione sulla scena indecente della sua morte. Henry Nowak è un 18enne studente universitario britannico di origini polacche, accoltellato a morte il 3 dicembre scorso a Southampton, mentre tornava a casa dopo una serata con gli amici.

L’assassino si chiama Vikrum Signe Digwa, 23 anni, cittadino britannico di origine indiana e di fede sikh: ha colpito Nowak cinque volte con un coltello cerimoniale lungo 21 cm. Lunedì è stato condannato all’ergastolo con un minimo certo di 21 anni da scontare in carcere. Di questo fatto hanno parlato pochi giornali, nessuno del cosiddetto mainstream progressista: perché oltre alla tragedia di questa morte, ci sono le immagini (mostrate al dibattimento) di come si è comportata la polizia dell’Hampshire corsa sul posto, e fanno gelare il sangue.

Gli agenti arrivati se la sono presa con la vittima agonizzante, l’hanno ammanettata, ignorando e addirittura sfottendo le sue disperate richieste di aiuto. Sembra assurdo, ma è accaduto che il suo assassino (forse aggrappandosi all’abbecedario politicamente corretto) con gli agenti ha subito sostenuto di essere stato vittima di un’aggressione razzista da parte di Nowak. E gli agenti hanno creduto acriticamente a costui, che non aveva un graffio ma accusava un diciottenne agonizzante a terra: allora si sono scagliati su Nowak, che mentre veniva ammanettato gridava “sono stato accoltellato” e ha ripetuto per nove volte “non posso respirare” (ricordate George Floyd, afroamericano morto per un intervento della polizia americana…? E la reazione ben diversa dell’opinione pubblica…), ma uno degli agenti gli ha replicato “non credo proprio amico, non credo proprio”. Solo tre minuti dopo si sono resi conto della realtà e hanno tentato di rianimarlo.

Poi Nowak è morto, e il patologo ha accertato che le ferite sarebbero state comunque fatali, ma la questione – oltre la tragedia irredimibile di Nowak e della sua famiglia – è la tragedia della contemporaneità: la polizia britannica è talmente sequestrata dalla paranoia woke, in preda a questa pseudocultura, all’isteria di una minoranza chiassosa dell’opinione pubblica, ed è così terrorizzata all’idea di apparire razzista, che sulla scena di un delitto, fra una persona senza un graffio e un’altra a terra che si contorce, si scaglia su quella bianca. Non lo diciamo a caso, ma pensando a un grande libro che fa proprio la diagnosi di questa follia in cui siamo intrappolati, “Bianco” di Bret Easton Ellis, che è uno spietato atto d’accusa, misto ad autobiografia, contro la cappa culturale dell’idiozia woke, idiozia che diventa discriminazione e confusione fra vittima carnefice.

È ciò che è accaduto a Southampton: la vittima principale di questa isteria, dice Ellis, il paria della contemporaneità, il reietto per definizione, è l’uomo bianco occidentale, che ha il torto irredimibile di essere bianco e occidentale. Lo Spectator, notissimo giornale britannico di tendenza conservatrice, ha scritto “qualunque cosa sia stata la nostra polizia negli anni ‘90” – detto riferendosi alle accuse di razzismo di 30 anni fa -“sembra proprio che ora sia diventata istituzionalmente ostile ai bianchi”. Henry Nowak nei suoi ultimi istanti di vita è stato ammanettato e irriso: questa è la fotografia dell’ideologia che ci sta uccidendo tutti mentalmente, culturalmente, una paranoia sulla parola razzismo che vizia a priori la percezione più elementare davanti a una persona agonizzante a terra. È veramente ora di darsi una svegliata.


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